Assange chiede asilo alla Francia: «Rischio la vita». Ma Hollande dice no

«La mia vita è in pericolo», in una lettera aperta pubblicata sul quotidiano francese Le Monde, il fondatore di Wikileaks, Julian Assange – attualmente rifugiato presso l’ambasciata dell’Ecuador a Londra – chiede al presidente francese Francois Hollande di accoglierlo in Francia. Nella lettera Assange si descrive come «un giornalista perseguitato e minacciato di morte dalle autorità statunitensi a causa delle mie attività professionali. Non sono mai stato formalmente accusato di un delitto o di un crimine comune, in nessuna parte del mondo in Svezia o nel Regno Unito». Perseguitato dalla giustizia americana assieme all’ex “talpa” dell’Nsa (National Security Agency), Edward Snowden, che sta affrontando accuse simili, vive invece in Russia con un permesso di soggiorno temporaneo tra l’altro per «spionaggio, cospirazione e violazione della legge sulla frode informatica, rischio la privione a vita». Assange cita poi «le pubblicazioni sui documenti che riguardano la intercettazioni che vi hanno toccato, signor presidente». «La mia vita è in pericolo», si legge ancora nel lungo appello pubblicato integralmente su Le Monde, «e la mia integrità fisica e psicologica è minacciata». «Solo il vostro paese», continua, «è in grado di offrirmi la protezione di cui necessito».

IL TESTO INTEGRALE DELLA LETTERA

Quasi contemporaneamente con la pubblicazione della lettera di Assange, anche alcuni artisti francesi (tra questi l’attore Vincent Cassel e il filosofo Edgar Morin) hanno invitato il presidente Francois Hollande a concedere asilo a Julian Assange. Nella lettera pubblicata giovedì sulla rivista online “Mediapart” gli artisti francesi hanno fatto appello al presidente Hollande ricordando che grazie ad Assange sono state «rivelate le pratiche scandalose che gli Stati Uniti hanno utilizzato contro il nostro paese». Una richiesta che, al momento, pare essere stata respinta sul nascere. Dalle prime notizie che arrivano dall’Eliseo, il presidente Hollande «non intende dare seguito» alla richiesta del fondatore di Wikileaks. I buoni rapporti con gli Stati Uniti vengono prima di tutto.