Cinque anni fa moriva a 100 anni l’asso della Rsi Raffaele Chianese

Cinque anni fa moriva a Cividale del Friuli, circondato dall’affetto dei suoi familiari e degli aviatori italiani, il sergente pilota Raffaele Chianese, asso della Aeronautica nazionale repubblicana della Rsi nonché volontario della guerra di Spagna. Una vita eroica e intensa quella di Raffaele Chianese, che per le sue imprese nella guerra di Spagna si meritò una medaglia di bronzo al valor militare: abbattuto, fu preso prigioniero e successivamente scambiato con un pilota croato proveniente, come lui, da Gorizia. Sì, perché Chianese pur essendo originario di Calvizzano, in provincia di Napoli, una volta ottenuto il brevetto da pilota, nel 1931 venne trasferito a Gorizia insieme con altri 64 piloti che avrebbero costituito il celebre Quarto Stormo Caccia Terrestre. Su questa e altre esperienze poco prima di morire scrisse il libro Primo e ultimo. Diario di un pilota del 4° Stormo (Gorizia, 2010), opera che riecheggiava nel titolo il volume di un altro grandissimo asso dell’aviazione, Adolf Galland. Chianese si mise subito in luce per le sue qualità di pilota acrobatico, “arte” allora ancora agli albori in Italia. Nell’agosto del 1936, come detto, non esitò a partire volontario per la guerra di Spagna, test fondamentale soprattutto per le aviazioni militari dei vari Paesi. Inquadrato nell’Aviazione Legionaria, volava con un Fiat CR32, e lavorò al fianco di personaggi celebri come Adriano Mantelli, Gianlino Baschirotto, Brunetto di Montegnacco e altri ancora. Compì numerose e rischiose missioni, in una delle quali dovette atterrare in territorio nemico. I repubblicani lo tennero prigioniero per otto mesi, scambiandolo poi con un suo vecchio compagno di corso che militava però con i comunisti.

Chianese fu testimone dell’abbattimento dell’aereo di Italo Balbo

Rientrato in patria, tornò a far parte della pattuglia acrobatica esibendosi un po’ in tutto il mondo. Allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, Chianese fu destinato in Africa Settentrionale, dove fu testimone dell’abbattimento dell’aereo di Italo Balbo da parte di mitragliatrici italiane che l’avevano scambiato per un velivolo inglese che aveva appena bombardato Tobruch. Fu nuovamente trasferito a Gorizia dove operò in qualità di istruttore. Dopo l’8 settembre, Raffaele Chianese aderì immediatamente alla Repubblica Sociale Italiana, continuando a fare l’istruttore nella nuovissima Aeronautica Nazionale Repubblicana. Alla fine del conflitto, non potendolo perseguire perché aveva fatto solamente il suo dovere non macchiandosi mai di alcun crimine, Chianese fu comunque allontanato in attesa di reimpiego. Ma nel 1951 l’Aeronautica militare italiana necessitava di piloti istruttori e poiché – secondo Chianese – quelli rimasti si contavano sulle dita di una mano, fu richiamato in servizio. Fu destinato a Brindisi e a Lecce, pilotando Fiat G.59 e gli statunitensi Mustang e Texan. Dopo il congedo lavorò come istruttore in vari aeroclub, tra cui il Falco di Ronchi dei Legionari e gli aeroclub di Gorizia e di Trieste. Il 14 marzo 2010 compì, festeggiatissimo il suo secolo di vita, quando fu presentato il suo libro: quattro mesi dopo, il 6 luglio, compiva il suo ultimo volo.