Allarme ecstasy, sedicenne morto a Riccione: identificato il pusher

L’ecstasy miete un’altra vittima. Stavolta è una ragazzino di appena sedici anni, Lamberto Lucaccioni, stroncato da quella che chiamano la droga «dell’amore» ma che, come spesso accade purtroppo, invece, ha seminato morte, dolore, sgomento. L’unica presunta certezza a cui in queste difficili ore si aggrappano i familiari e gli amici della vittima, è la notizia dell’identificazione da parte dei carabinieri del presunto pusher che ha ceduto la pasticca letale al sedicenne di Città di Castello (Perugia), morto dopo essersi sentito male mentre ballava al Cocoricò di Riccione. Decisiva per l’identificazione sarebbe stata la testimonianza degli amici che erano con lui.

Sedicenne ucciso dall’ecstasy: la vicenda

E mentre le indagini procedono per acclarare tutti i perché e i risvolti della drammatica vicenda della morte per ecstasi di un adolescente in vacanza, il dolore attanaglia nella sua morsa sempre più stringente i genitori del ragazzo, chiusi nella loro casa di Città di Castello ancora in stato di choc. Il padre, farmacista, ha tra l’altro avuto un malore dopo avere saputo quanto successo. Poi, dopo avere raggiunto Riccione nella notte tra sabato e domenica, i congiunti del ragazzo sono tornati a Città di Castello dove vivono e dove si sono stretti nel più doloroso riserbo. «Una famiglia bravissima», continua a ripetere da ore il sindaco di città di Castello, Luciano Bacchetta. Il giovane Lucaccioni era un ragazzo tranquillo, come molti suoi coetanei era in vacanza a Pinarella di Cervia con altri due amici di 17 anni, e alloggiava con i genitori di uno di questi in un appartamento per le ferie. E in quello che sembrava un weekend estivo come tanti altri, Lamberto e due suoi amici hanno preso il treno per andare a ballare come fanno i grandi al Cocoricò di Riccione. Solo che in pista, Lamberto si è sentito male, proprio mentre ballava con i compagni, che gli hanno semplicemente consigliato di andare fuori per una boccata d’aria. Ed è proprio lì, all’uscita del Cocoricò, dove c’è il presidio medico permanente con un’ambulanza del 118 pagata privatamente dalla discoteca, che hanno visitato per la prima volta Lamberto. «Era vigile, ho cercato di parlare con lui», ha raccontato Mauro Bianchi del marketing Cocoricò, avvertito dagli uomini della vigilanza che un minorenne si era appena sentito male. «Quando gli hanno misurato la febbre, che aveva alta, era spaventato, ha tentato di dire qualcosa. Era cosciente, ma l’infermiera ha capito la gravità ed è stato portato in ospedale»: al Ceccarini, dove il sedicenne purtroppo è deceduto poco dopo. Sarah, un’operatrice del soccorso, in uno sfogo sul web ha raccontato come abbia cercato per un’ora e mezza di rianimare il giovane cuore. Il decesso è stato dichiarato proprio mentre i genitori arrivavano in ospedale. I carabinieri di Riccione hanno indagato subito per morte conseguente ad altro reato, lo spaccio di droga, e hanno raccolto le testimonianze dei due diciassettenni e i filmati di sorveglianza. E qualche descrizione deve essere stata davvero utile se in 48 ore è stato idividuato il puscher responsabile di aver spacciato alla vittima la pillola di ecstasy fatale.

L’ecstasy, la pillola mortale

«Mentre gruppi di sventurati propagandano l’uso delle droghe, cominciando come di consueto dalla cannabis, comunque dannosa, le droghe continuano a uccidere. È anche colpa di tutti coloro che nella politica, nell’informazione, nelle spettacolo continuano a dire che drogarsi non è un errore. Anzi… L’ecstasy ha ucciso ancora a Riccione un ragazzo di 16 anni. Ora promuoveranno proposte per legalizzare anche le droghe chimiche? Del resto che senso avrebbe uno Stato spacciatore di una sostanza e non di un’altra?». A lanciare la provocazione polemica è il vicepresidente del Senato ed esponente di Fi, Maurizio Gasparri, che rimette al centro della discussione politica le difficoltà alimenate dalla divergenza di opinioni sociali di un fenomeno mortale che non conosce tregua. Il consumo di droghe stimolanti è riproposto oggi nella sua drammaticità per il tragico caso del sedicenne morto dopo aver assunto ecstasy a Riccione. La chiamano la “droga dell’amore” perché quando la prendi «vuoi bene a tutti e tutti ti stanno simpatici». Dicono anche che chi la prende lo riconosci perché si morde il labbro inferiore. Ma l’ecstasy, in forma liquida, bevuta in un bicchiere d’acqua, ha ucciso ancora: stavolta Lamberto Lucaccioni, il ragazzo umbro stroncato da un’overdose. E chi non arriva a morire, può portare i segni permanenti del maledetto utilizzo di sostanze stupefacenti. E allora, uno studio campionario condotto nel 2014 e riportato nell’ultima relazione al parlamento sulle tossicodipendenze del Dipartimento politiche antidroga (settembre 2014), fornisce un quadro inquietante secondo cui risulta stabile fra gli studenti italiani (15-19 anni) il consumo di droghe stimolanti, come amfetamine o ecstasy. Ne fa uso l’1,36% dei consumatori di stupefacenti. In Europa, invece, – secondo la Relazione europea sulla droga 2015 – l’ecstasy è stata consumata da 2,1 milioni persone; di questi 1,8 milioni sono giovani. Nel nostro paese a spopolare fra i ragazzi è la cannabis: lo scorso anno quasi uno su quattro (23,4%) ha fumato marijuana almeno una volta, in aumento di due punti percentuali rispetto all’anno precedente (21,5%). Diminuisce invece il consumo di cocaina (dal 2,05% all’1,58%); sostanzialmente stabili eroina (dallo 0,36% allo 0,21%), stimolanti (amfetamine o ecstasy) fermi a 1,36% e allucinogeni (2,03% contro 2,13%). Il 21% dei ragazzi ha consumato più sostanze. Si evidenzia il maggior consumo di cannabis, cocaina ed eroina nell’Italia centrale; gli stimolanti vengono usati maggiormente nell’Italia nord-occidentale mentre gli allucinogeni hanno un consumo maggiore nell’Italia del nord-est. È stabile il numero delle persone tossicodipendenti bisognose di cura (circa 461 mila), a fronte di circa 165 mila persone assistite dai Sert (164 mila nel 2012), prevalentemente per dipendenza da eroina.