Unioni civili e adozioni gay: il Pd ha i numeri e il centrodestra è spaccato

Ieri il family day. Ma ieri, sui cento parlamentari firmatari dell’appello pro Family day, a San Giovanni si sono presentati solo una ventina. Per lo più uomini di Alfano (Ncd) al seguito di Maurizio Sacconi e del promotore Alessandro Pagano. Tra i berlusconiani si contavano, oltre a Gasparri, i soli Lucio Malan, Elisabetta Cardini e Antonio Palmieri.

Pochi parlamentari di centrodestra ieri al family day

Non c’era l’ombra di un leghista (tutti a Pontida con Matteo Salvini che del resto pochi giorni fa aveva «scomunicato» Papa Bergoglio). Silvio Berlusconi – ricorda “la Repubblica” – sul tema piuttosto condizionato dalla compagna Francesca Pascale, ha mutato il suo indirizzo e il partito almeno su questo è in gran parte con lui. «Berlusconi è a favore del riconoscimento dei diritti, ma nettamente contrario all’equiparazione delle unioni con i matrimoni», si fa scudo Gasparri.

Berlusconi favorevole alle unioni civili

Certo, ci sono i Fratelli d’Italia e, appunto, gli agguerritissimi parlamentari del ministro Alfano, che invocano non già modifiche ma il ritiro del ddl Cirinnà. Il tentativo a destra sarà quello di convergere sul ddl manifesto di Sacconi, che riconosce sì alcuni diritti, ma esclude qualsiasi equiparazione. Rispetto all’era del primo Family day, manca la copertura della Cei. E non è cosa da poco. NCD segna comunque il punto di rottura in maggioranza. Il sottosegretario Scalfarotto definisce «inammissibile» la piazza di ieri? L’Ncd Pagano chiede le sue dimissioni, mentre il capo del Viminale non va a San Giovanni ma benedice via Twitter l’iniziativa definendola «uno spettacolo», al grido «difendiamo i nostri figli». Alfano non ne fa mistero: quando il testo approderà in aula, per l’Ncd «non ci sarà vincolo di maggioranza». La relatrice pd che da nome al testo, Monica Cirinnà, si dice convinta che già martedì ci saranno i primi voti in commissione. «Sarà fondamentale far uscire dal Senato un testo blindato che sia approvato poi dalla Camera senza modifiche», dice in uno slancio di ottimismo che minimizza la portata della piazza di ieri. Sulla carta i numeri ci sarebbero pure. Perché i 113 senatori Pd potranno contare sul sostegno dei 36 grillini, sugli ex M5s e Sel.