Uber, la magistratura ignora l’Autority e lascia i cittadini in balìa dei tassisti

La magistratura “asfalta” l’Autorità di regolazione dei Trasporti e, nonostante il recente provvedimento dell’organismo che invitava il Parlamento a cambiare la vecchia legge del 1992 con nuove leggi sui servizi tecnologici per la mobilità fra cui UberBlablacar i servizi di Car sharingRide Sharingcarpooling e altri, adeguandole alle necessità dei cittadini, blocca, da oggi, così come volevano i tassisti, il servizio dell’azienda di San Francisco.
Il presidente della sezione specializzata imprese del Tribunale di Milano, Marina Tavassi, respingendo la richiesta di sospensione del blocco della app, presentata da Uber, ha in sostanza confermato l’ordinanza con cui il giudice della stessa sezione, Claudio Marangoni, lo scorso 26 maggio, ha inibito in via cautelare ed urgente a tutte le società del gruppo l’utilizzo del servizio per “concorrenza sleale” nei confronti dei taxi.
Nel suo provvedimento, depositato dopo l’udienza di martedì di discussione sull’istanza, il giudice Tavassi scrive che l’ordinanza di inibitoria è «immediatamente esecutiva» con la conseguenza che, a partire da oggi e con effetto immediato, Uber è costretta a spegnere il suo servizio lasciando i cittadini in balìa della categoria dei tassisti.
La replica di Uber è compassata ma ferma e determinata: «siamo dispiaciuti per la decisione del giudice, ovviamente la rispetteremo, ma continueremo a batterci legalmente affinché le persone possano continuare ad avere un’alternativa affidabile sicura ed economica per spostarsi in tante città. E perché non venga negata a migliaia di driver una risorsa economica», dice la General Manager di Uber Italia, Benedetta Arese Lucini, più volte minacciata e insultata dalla categoria dei tassisti.
«Moltissimi – ha aggiunto Arese Lucini – nelle ultime settimane ci hanno sostenuto, cittadini, opinion leader, associazioni di consumatori. E’ la dimostrazione che il nostro servizio è amato, proprio perché utile e decisivo per la mobilità cittadina. E anche l’Autorità dei Trasporti ha chiarito ancora una volta la necessità di una nuova regolazione per servizi innovativi come il nostro. Ora tocca alla politica portare l’Italia verso l’innovazione, prendendo le decisioni necessarie per permettere la mobilità del futuro».

Il magistrato contro Uber: fa concorrenza sleale ai tassisti

Il giudice Marangoni aveva accolto il ricorso presentato dalle organizzazioni sindacali e di categoria dei tassisti e dei radiotaxi, assistite da un team legale composto dagli avvocati Marco Giustiniani, Nico Moravia, Giovanni Gigliotti e Alessandro Fabbi, che avevano chiesto l’oscuramento di Uber-pop e l’inibitoria del servizio, in quanto la multinazionale americana, secondo loro, avrebbe fatto «concorrenza sleale» riuscendo a praticare tariffe più basse con autisti senza licenza. Tesi accolta dal magistrato: senza sostenere i “costi” di cui si devono fare carico per legge i tassisti, infatti, a partire dalla licenza e passando per il «tassametro» e l’assicurazione per «usi professionali», la nota App Uber-pop, uno dei servizi messi a disposizione dalla multinazionale americana, avrebbe posto in essere, secondo il giudice, una «concorrenza sleale», riuscendo a praticare «tariffe» più basse e ad accaparrarsi più clienti.
Oggi è l’ultimo giorno utile, stando al provvedimento del giudice Marangoni, per le società del gruppo Uber per bloccare la App, altrimenti scatteranno penali da 20mila euro al giorno.
Il gruppo Uber, oltre all’istanza di sospensiva rigettata oggi, ha presentato un reclamo nel merito contro la decisione di inibitoria e l’udienza per la discussione è in programma per le prossime settimane di fronte a un collegio di giudici.
Uber aveva motivato la richiesta di sospensione del blocco sottolineando che il parere dell’Authority dei Trasporti sulla vicenda, che risale allo scorso 4 giugno, costituirebbe «un elemento di fatto e di diritto che i giudici non hanno potuto vagliare». Tesi questa, però, non accolta nel provvedimento depositato oggi.

Uber aveva offerto di limitare il servizio 15 ore la settimana

Per il giudice, Uber «si è limitata ad offrire quale ipotesi transattiva in via interinale di limitare il servizio dei propri driver alle 15 ore settimanali» – come da richiesta dell’Autorità di regolazione dei Trasporti – , ma per il giudice del Tribunale di Milano, Marina Tavassi, questa «offerta», pure in linea con il disposto dell’Autority, non è bastata, tanto che è stato confermato il blocco della app “Uber-pop” non prima, spiega il magistrato, di aver “esperito un tentativo di bonaria composizione (…) che non ha sortito l’esito sperato».
Per il giudice TavassiUber non può lamentare un «grave danno»” per il blocco della app Uber-pop, neanche con riferimento alle «iniziative poste in essere dalla concorrente LetzGo all’indomani dell’ordinanza reclamata», perché va distinto il «servizio di Uber-pop rispetto alle forme di car sharing e di ride sharing (…) caratterizzate dal fatto che il driver offre a terzi di condividere il medesimo percorso da lui già programmato».
Nel provvedimento il giudice spiega che il blocco della app, disposto lo scorso 26 maggio, è «immediatamente esecutivo» e dunque «si sarebbe potuto procedere» all’oscuramento del servizio e alla pubblicazione del dispositivo dell’ordinanza sul sito di Uber «anche immediatamente e comunque non oltre gli indicati quindici giorni», che scadano oggi, salvo il pagamento di penali da 20mila euro al giorno.
Non risultano poi, secondo il giudice Tavassi, «allo stato offerti in causa» da Uber «sufficienti elementi per ritenere che LetzGo si proponga nel medesimo ruolo svolto da Uber-pop», poiché si presenta come un «carpooling urbano istantaneo, un nuovo modo per spostarsi in città condividendo i posti liberi delle auto». D’altra parte, conclude il giudice, «se il grave danno potesse essere integrato dal semplice rischio di veder sottratto, in tutto o in parte, il proprio avviamento (nella specie la community di driver e clienti indicata dalle reclamanti)», ossia dalle società del gruppo Uber, «dovrebbe essere sospesa l’esecuzione di ogni provvedimento inibitorio».