Tutti fuggono da Renzi: ecco la sinistra “Possibile” di Civati

C’è una fetta di Pd fuggita dal renzismo. Ci sono i big di Sel e diversi ex M5S. C’è, sullo sfondo, la Coalizione Sociale di Maurizio Landini. Sono un po’ queste le coordinate di Possibile, il nuovo movimento di sinistra lanciato a un mese dal suo addio ai Democrat da Giuseppe Civati. Non un “insieme di sigle ma una nuova casa” dove, sin dai prossimi giorni, si lavorerà per una campagna referendaria che metta in difficoltà i pilastri del governo Renzi, è il manifesto che Civati illustra alla sua platea. Ad ospitare il battesimo di Possibile (nome e logo – il simbolo dell’uguale in un cerchio rosso ciliegia – che strizzano l’occhio all’iberico Podemos) è il circolo Arci Pinispettinati, immerso nel sole nel verde nella zona Sud di Roma. E, nonostante l’ubicazione periferica, sono “quasi 2mila”, rimarca Civati, i presenti alla prima assemblea nazionale, punto di partenza della fase di tesseramento che, ad ottobre, porterà anche allo Statuto. Ed è tutt’altro che escluso che, allora, Sel sia parte organica di Possibile.

Civati: “Governo mostruoso”

«Siamo pronti a metterci in discussione per fare insieme qualcosa che abbia la forza di cambiare le cose ma deve essere qualcosa di nuovo e grande» spiega il coordinatore Nicola Fratoianni. Decisive saranno le prossime settimane, a cominciare dall’assemblea nazionale di Sel dell’11 luglio. Nel frattempo sono diversi i vendoliani presenti all’assemblea, affiancati da fuorisciti dal M5S (inclusi Tancredi Turco e Marco Baldassarre di Alternativa Libera), dal segretario del Prc Paolo Ferrero e dai civatiani che, dalla Liguria alla Sicilia, nei mesi scorsi hanno detto addio al Pd, a partire da Luca Pastorino. E non manca in chi, come Stefano Fassina, è ancora nel Pd ma, complice l’eventuale fiducia al Senato sul ddl scuola, potrebbe uscirne prestissimo. Non a caso per l’ex viceministro all’Economia Civati chiama l’applauso della platea ricordando le “sfide” affrontate insieme, prima di lanciare un referendum “organico” che chieda corpose modifiche a Jobs Act, Italicum e, nel caso, ddl scuola. “Abbiamo dimostrato che dal carro del vincitore si può scendere, dobbiamo provare a cambiare la sinistra, non è uno spazio minoritario questo, è talmente grande da far paura”, sottolinea Civati guardando ai tanti astenuti e ai delusi del Pd e sottolineando come un mantra come l’obiettivo sia dare un volto a chi, oggi, “non si sente rappresentato”. Non mancano le stoccate a quel Matteo Renzi con il quale Civati condivise la nascita della Leopolda. Era 5 anni fa ma sembrano secoli.

“Bersani come Che Guevara”

 

“Nemmeno il più gufo di tutti poteva immaginare che si arrivasse a questo”, attacca l’ex Pd parlando di governo “senza senso” e di “maggioranza mostruosa”. Un Pd che “è sempre più “centro-destra” e dove citare Bersani ormai “è come citare Che Guevara”, incalza Civati chiamando, dal palco, i grillini ad abbandonare le “provocazioni fascistoidi” e rispondere presente su temi come il reddito minimo. Più di un semplice interlocutore potrebbe essere Landini. “Con lui vogliamo discutere, collaborare”, spiega Civati ad una platea composta anche da quell’associazionismo al quale guarda il segretario Fiom. Il cantiere insomma, è aperto, con un obiettivo: presentarsi uniti, e con una leadership, già alle Comunali dell’anno prossimo.