Referendum di Tsipras simbolo di una politica che non vuole decidere

“La decisione Tsipras di indire un referendum riguardo al piano di riforme delineato dall’Eurogruppo e dal Consiglio europeo rischia di avere conseguenze di rara gravita, per la Grecia e per l’Ue”, scrive il Prof. Alberto Bisin su “La Repubblica”.

La Grecia alla fine ha pagato la grave scorrettezza di Tsipras in sede europea

La situazione è rapidamente scappata di mano a tutti, in un circolo vizioso che ha portato ieri sera all’annuncio della chiusura delle banche e dell’imposizione di controlli di capitali. Si è partiti dalla rottura di Tsipras in sede negoziale, interpretata da Eurogruppo e Consiglio europeo come una notevole scorrettezza e si è finiti per trovarsi davanti ad un muro.

Grecia tenuta in piedi in maniera artificiale per troppo tempo

Difficile prevedere quando ci si sarebbe arrivati, ma era inevitabile che succedesse: non si risolve una insolvenza a botte di liquidità e prestiti a scadenza. Purtroppo, anche al di là delle tensioni sociali che forse genererà, il referendum non sarà risolutivo.

Referendum è una furbata propagandistica: Tsipras ammette in tal modo il suo fallimento

Esso appare come un atto di mancanza di responsabilità, quasi uno scarica-barile, da parte di un governo che ha fallito nelle negoziazioni. Il richiamo di Tsipras alla calma in televisione, associato però ad una incitazione a considerare queste misure come il risultato di un attacco alla democrazia da parte dell’Unione, non fa certo pensare diversamente.

Cosa potrebbe accadere nel caso della vittoria dei sì o dei no?

Ad ogni modo, una vittoria del sì equivarrebbe ad un altro calcio alla lattina, spostando un po’ il muro: a breve l’attuazione del piano finirà infatti per richiedere ulteriori negoziazioni, tra controparti ormai poco inclini a fidarsi l’uno dell’altra. Il no porterebbe invece la Grecia ad una crisi economica ancora più dura di quella presente da affrontarsi con poco aiuto da parte dell’Unione e altri organismi internazionali.