Tsipras minaccia: “Se cade la Grecia, dopo tocca all’Italia”

Premier greco da appena quattro mesi, eletto all’insegna del rifiuto dell’austerity, Alexis Tsipras intervistato da “Il Corriere della Sera” spiega come “Vogliamo porre definitivamente termine a questa orrenda discussione sul Grexit che rappresenta da anni un freno alla stabilità economica in Europa. Non che il problema sia riciclato ogni sei mesi». Quali sono le misure che i creditori hanno già accettato e quelle che state ancora discutendo? «Penso che siamo molto vicini ad un accordo sull’avanzo primario per i prossimi anni. Il nostro obiettivo è che le misure contengano l’elemento della redistribuzione e della giustizia sociale. La cosa più importante è trovare un accordo, non solo su come chiudere il programma di assistenza al debito greco, ma anche sull’alba del nuovo giorno, cioè su come la Grecia tornerà il prima possibile sui mercati con una economia competitiva. Un ruolo centrale ha la soluzione del problema finanziario a breve termine. Ci sono soluzioni tecniche che possono evitare un terzo programma di aiuti e contemporaneamente fornire una prospettiva sostenibile a medio termine per quel che riguarda la restituzione del debito, cosi da riportare la Grecia nuovamente sui mercati più velocemente di quanto possiate immaginare».

L’Europa e le Istituzioni devono riconoscere che l’austerità è fallita

Per Tsipras, “Non possiamo proseguire un programma che è chiaramente fallito. Dopo 5 anni di austerità è inconcepibile che ci venga richiesto di abolire le pensioni più basse e i sussidi che riguardano i cittadini più poveri. O di aumentare del 10% il costo dell’energia elettrica per le famiglie, in un Paese nel quale migliaia di persone non hanno accesso all’elettricità. Di abolire il sussidio per il riscaldamento mentre si muore dal freddo».

Tsipras non vuole tagliare le pensioni

L’austerità è stata applicata in molti Paesi europei. Perché la Grecia deve essere differente? «La differenza è che in Grecia l’austerità è stata attuata con una brutalità mai vista e ha portato a conseguenza economiche e sociali rovinose. Nessuno ha sofferto quanto la Grecia».  In caso di Grexit l’Europa scricchiolerebbe sia dal punto di vista economico che geopolitico. Per voi è un vantaggio negoziale. Ma è giusto che i contribuenti europei paghino un fallimento economico? «Non vogliamo mettere paura o ricattare. Sappiamo che anche altri affrontano difficoltà e contemporaneamente mostrano solidarietà».

Se fallisce la Grecia, poi toccherà a Spagna e Italia

Il fallimento della Grecia sarebbe anche il fallimento dell’euro? «Penso sia evidente. Sarebbe l’inizio della fine dell’eurozona. Se la leadership politica europea non può gestire un problema come quello della Grecia che rappresenta il 2% della sua economia, quale sarà la reazione del mercati per Paesi che affrontano problemi molto più grandi, come la Spagna o l’Italia che ha un debito pubblico di 2 mila miliardi. Se la Grecia fallisce i mercati andranno subito a cercare il prossimo».