Torino e Genova colpite 24 ore dopo l’entrata in guerra. E durò cinque anni

Come è noto, l’Italia dichiarò guerra a Francia e Inghilterra il 10 giugno del 1940. Il giorno dopo – e nei giorni successivi, obiettivi civili furono colpiti dai bombardieri nemici. Le prime città a entrare nell’obiettivo furono Torino e Genova. E questo accadeva ben prima di Coventry, che in seguito fu presa a pretesto dagli alleati per giustificare i loro bombardamenti terroristi su obiettivi civili. Coventry infatti fu colpita solo nel novembre successivo. Nessuna scusa, insomma, per quella che si rivelò essere una fredda e cinica strategia militare che ebbe il suo culmine con le bombe nucleari  che distrussero le città giapponesi di Hiroshima e Nagasaki nel 1945, e dove non c’erano obiettivi militari. Oggi si tende a non raccontare questa tattica atroce, ma l’obiettivo era terrorizzare le popolazioni civili affinché si ribellassero a chi aveva dichiarato la guerra, ma questo non avvenne mai, né in Inghilterra né altrove. Come detto, le prime bombe sull’Italia caddero neanche 24 ore dopo la dichiarazione di guerra. In pratica, in cinque anni di guerra, ogni comune d’Italia o quasi fu colpito, quando non dalle bombe almeno dai mitragliamenti: i caccia individuavano obiettivi, spesso contadini o passanti, e gli sparavano adosso come al tiro al bersaglio, uccidendoli quasi sempre. Chiaramente le più colpite furono le grandi città portuali, come Genova, Messina o Napoli, ma anche Torino e Milano ebbero la loro parte. Cyril Newall, l’inglese che era a capo dell’Air Staff sino al novembre 1940, ossia fino a Coventry (al quale subentrò il tirstemente noto Arthur bomber Harris, che perfezionò la strategia), aveva già teorizzato che gli italiani temevano grandemente l’attacco aereo, perché così si poteva portare il terrore in casa di ognuno. Inoltre, e lo sappiamo, l’Italia era considerato l’anello debole. Basti considerare che in tutta la guerra le incursioni aeree sulla Liguria provocarono almeno diecimila vittime civili.

Genova e Torino colpite per prime da inglesi e francesi

La notte dell’11 giugno ci fu il primo attacco: una decina di bimotori inglesi lanciarono su Genova diverse tonnellate di bombe, causano alcune vittime e non troppi danni. Ma il peggio doveva ancora venire: due giorni dopo i francesi, che ancora non si erano arresi, bombardarono le coste liguri con aerei e navi; nelle ore successive i bombardieri della Raf completarono l’operazione. I francesi fecero pochi danni, anche perché il 27 giugno si arresero, ma gli inglesi da quel momento diventarono molto più aggressivi, anche perché avevano costruito caccia bombardieri più moderni e letali. Va detto per onestà che le nostre difese erano tutt’altro che impenetrabili come si credeva e che la contraerea non reagì come si si aspettava. Poche ore dopo il battesimo del fuoco toccò anche a Torino: era solo l’inizio di un incubo che sarebbe finito solo il 5 aprile 1945, quando caddero le ultime bombe alleate sulla città della Mole. I morti furono migliaia e i danni incalcolabili. Era l’1,25 del 13 giugno quando 12 bombardieri della Raf arrivano su Torino, inspiegabilmente ben illuminata e dove pare che le sirene abbiano avvisato con ritardo. La contraerea della Milizia Volontaria Sicurezza Nazionale non riesce a fermare i Whitley britannici, che lasciano cadere i loro ordigni da 500 libbre. Vengono colpite Porta Palazzo e altri obiettivi, ma fortunosamente in quel caso la Fiat viene lisciata totalmente. Una ventina i morti in quella circostanza. L’allarme in quell’anno suonerà altre 33 volte ma le incursioni reali sono una decina. Nel capoluogo piemontese le incursioni più gravi ci saranno il 20 novembre e l’8 dicembre 1942, con centinaia di morti, e il 13 luglio e l’8 novembre dell’anno successivo, con oltre mille vittime civili. L’atmosfera di smarrimento e di terrore è stata ben resa dallo scrittore torinese Cesare Pavese in una pagina del suo La casa in collina.