Tensione nel Baltico, la Russia avverte: reagiremo alle armi pesanti Usa

Se gli Stati Uniti schiereranno carri armati, pezzi di artiglieria e altre armi pesanti nei Paesi Nato dell’Europa dell’est, la Russia in risposta «non potrà che aumentare» il numero di soldati, missili e mezzi bellici dispiegati nelle proprie regioni occidentali e nel territorio dell’alleata Bielorussia. A lanciare questo chiaro avvertimento a Washington è un pezzo da novanta del ministero della Difesa di Mosca: il generale Iuri Iakubov, che non ha esitato a definire un eventuale aumento della presenza militare Usa a ridosso dei confini russi «il passo più aggressivo di Pentagono e Nato dai tempi della guerra fredda del secolo scorso».

Le minacce della Russia? Un alibi per gli Usa

Ci ha poi pensato il ministero degli Esteri di Mosca a rincarare la dose dichiarando che la presunta «minaccia russa» all’Europa non è altro che “un mito” di cui gli Stati Uniti si stanno servendo per giustificare i loro piani di schierare armi sul «fianco orientale della Nato e mascherare le loro responsabilità sulla crisi ucraina. Non solo: secondo la Russia «gli Usa stanno coltivando volontariamente una fobia antirussa tra i loro alleati europei in modo da usare l’attuale momento di difficoltaà per espandere la propria presenza militare e quindi la propria influenza» nel Vecchio Continente. L’annessione della Crimea da parte di Mosca e il conflitto nel sud-est dell’Ucraina – dove La Russia è accusata di sostenere militarmente i separatisti – hanno incrinato pericolosamente le relazioni tra Russia e Occidente. E – come ha svelato pochi giorni fa il New York Times – gli Usa potrebbero presto inviare al Cremlino un segnale forte che andrebbe ben al di là delle sanzioni. Il Pentagono si sta muovendo per schierare mezzi e armamenti per almeno 450 soldati nei Paesi Baltici e per almeno 750 militari per Paese in Polonia, Romania, Bulgaria e forse Ungheria: tutti Stati che ai tempi della cortina di ferro erano nella sfera di influenza sovietica. L’idea è che, in caso di attacco ai confini orientali della Nato, gli Usa possano inviare propri militari e usare le armi pesanti già presenti sul posto senza dover spendere settimane per trasportare in Europa orientale cannoni e carri armati. Ma oltre a far indignare Mosca – che denuncia una minaccia all’atto fondatore Russia-Nato del 1997 – la proposta per la quale Washington sta sondando il terreno potrebbe anche spaccare la Nato: se infatti Polonia, Estonia, Lettonia e Lituania sono in prima fila al fianco degli Usa nel braccio di ferro con il Cremlino e premono per una risposta muscolare, altri Paesi mantengono con la Russia strette relazioni sia culturali che commerciali. E tra questi ci sono la Bulgaria e l’Ungheria.

La minaccia delle armi nucleari

Dopo un incontro a Varsavia con il Segretario della Marina Usa, Ray Mabus, il ministro della Difesa polacco Tomasz Siemoniak ha dichiarato di aspettarsi già nelle prossime settimane una decisione di Washington sul dispiegamento di armi pesanti e non ha nascosto di volere «una presenza permanente statunitense in territorio polacco». Sulla stessa lunghezza d’onda la Lituania, che per bocca di un portavoce del ministero degli Esteri ha definito un eventuale maggiore dispiegamento di forze Nato una garanzia di sicurezza per i Paesi baltici. Per il presidente bulgaro, Rosen Plevneliev, è invece troppo presto per parlare di questa faccenda, visto che «al momento non c’è alcun tipo di proposta» per il governo di Sofia. Il Cremlino da parte sua si è rifiutato di rilasciare commenti perché «non ci sono dichiarazioni (ufficiali) dagli Stati Uniti a questo proposito». Mentre a prospettare uno scenario da guerra fredda tra Russia e Usa è il politologo russo Konstantin Sivkov, intervistato dall’agenzia statale Ria Novosti: «L’unica cosa che possiamo contrapporre alla Nato in questo momento – ha detto il direttore dell’Accademia delle questioni geopolitiche – è  la minaccia dell’impiego di armi nucleari perché per quanto riguarda tutti gli altri parametri le nostre forze armate sono meno forti di quelle della Nato di 5-7 volte». Del resto, neanche gli Usa escludono di poter schierare missili nucleari in Europa, e il ministro degli Esteri britannico, Philip Hammond, ha già dichiarato che Londra potrebbe permettere l’installazione di questi missili sul suo territorio.