Le partite IVA hanno abbandonato Renzi: “troppe tasse, zero riforme”

“Un anno fa il partito renziano aveva conquistato la regione del Nord più refrattaria al linguaggio del centrosinistra, alle sue priorità e invece apriva le porte al nuovo premier rottamatore su parole d’ordine molto chiare e che nulla avevano a che fare con la Ditta bersaniana. Oggi, 12 mesi dopo, il crollo mette sul tavolo una domandanetta: Renzi non intercetta più i ceti produttivi che pure sembrava aver attirato nella sua orbita?”. Se lo chiede Lina Palmerini su “Il Sole 24 ore”.

Renzi ha deluso la domanda di cambiamento

Domanda necessaria perché quei numeri avevano suggerito l’avvicinamento del mondo della piccola impresa, commercio, artigiani e professionisti, categorie che sembravano aver aperto una linea di credito al premier. Invece la doccia gelata di Venezia e prima ancora la brutta sconfitta di Alessandra Moretti hanno costretto a un’inversione a “u” nelle teorie sul nuovo Pd.

Troppe tasse e burocrazia: il ceto produttivo è deluso

Chi vedeva solo Renzi al comando della scena politica, senza avversari e addirittura con un rischio per la democrazia, si è dovuto subito ricredere. Quel partito della nazione, dice Paolo Segarti, docente all’università di Milano e ricercatore Itanes «è stato proprio un miraggio». Qualcosa che non c’è mai stato se non nelle supposizioni perché «la conquista dell’elettorato di centrodestra non è mai avvenuta. Nel 2014 Renzi ha preso voti da Scelta civica e in parte dai 5 Stelle: un elettorato che poneva una domanda di policy moderata ma che era fortemente arrabbiato sull’esigenza di cambiamento dell’establishment. In particolare, erano elettori che avrebbero già votato Pd nel 2013 se non ci fosse stato Bersani e la ditta ex Pci-Ds. Renzi, un anno dopo, li ha scongelati».

Lento e impacciato sull’immigrazione: i ceti produttivi contro Renzi

«È successo che quella velocità si è allentata, quella promessa di bypassare le vecchie forme di rappresentanza anche statali e burocratiche si è arenata, e di temi sul tavolo è rimasto sostanzialmente solo la riforma del lavoro. Troppo poco.
Ed è rimasto indietro sulla burocrazia, sulla giustizia mentre sui migranti ha mostrato una grande debolezza», spiega Daniele Marini dell’università di Padova e direttore del Community Media Research che già prima del voto aveva raccontato con i numeri di quanto Alessandra Moretti non fosse gradita nemmeno tra gli elettori Pd, solo il 58% si riconosceva nella sua candidatura.