Sulle quote dei profughi in Europa è stallo. Si lavora a un piano B

Novità per il ricollocamento dei profughi nei paesi europei. In attesa del via libera del Parlamento europeo (per nulla scontato), sono in arrivo ritocchi al cosiddetto piano Junker che stabilisce i criteri per il ricollocamento all’interno degli Stati europei di 40 mila richiedenti asilo, meccanismo necessario perché l’emergenza dell’accoglienza degli immigrati non pesi esclusivamente sui paesi dove sbarcano (in particolare l’Italia). Secondo fonti di Bruxelles gli Stati Ue stanno lavorando a scenari alternativi alla proposta della Commissione sui ricollocamenti da Italia e Grecia, per arrivare ad un “piano b” che porti il negoziato fuori dallo stallo (nel caso di conta formale sarebbe probabile un blocco di minoranza). Un primo passaggio informale ci  sarà al consiglio dei ministri dell’Interni Ue che si svolgerà martedì 16 giugno.

Ricollocamento dei profughi: la proposta

Secondo il piano originario della Commissione europea sarà l’Europa a farsi carico di 40mila migranti che provengono dall’Italia (24mila) e dalla Grecia (16mila) nell’arco di 24 mesi. I due paesi, molto esposti per la loro posizione nel Mediterraneo, dovranno però stilare entro un mese dall’approvazione una road map sulla prima accoglienza e inviare alla Commissione un report sui migranti ogni tre mesi, dopo aver raccolto le loro impronte digitali. I particolari del piano sono stati esposti a fine maggio da Dimitris Avramopulos, delegato sul tema, che è mostrato ottimista sul sì del Parlamento, meno su quello dei ministri degli Interni dei singoli paesi (dopo i rifiuti di alcuni). «Non abbiamo mai parlato di quote», ha spiegato Avramopulos, ma di una collaborazione fra Stati «che non potrà essere inferiore a questa soglia se davvero si vogliono aiutare Italia e Grecia».

Lo stallo politico

La proposta di legge, che introduce il principio di solidarietà, però dovrà essere approvata a maggioranza qualificata ed è proprio per evitare un’eventuale bocciatura che le “diplomazie” sono al lavoro per un “piano b”. La proposta ora all’attenzione del Parlamento Ue (la cui maggioranza ha già espresso sostegno) e degli Stati membri (una decina di capitali si sono dette contrarie, con perplessità anche da Spagna e Francia). I passaggi cruciali per l’iter della proposta legislativa saranno il consiglio dei ministri Ue degli Affari interni e il vertice dei leader del 26 giugno, dove si attendono accese discussioni e negoziati serrati.