Storia di Francesco Giunta, fascista ante-Mussolini: da Fiume alla Rsi

Francesco Giunta, classe 1887 e scomparso all’inizio degli anni Settanta, è un personaggio politico ormai quasi dimenticato, ma fu un protagonista nella storia di questa nazione. Basti dire che la sua attività politica iniziò con la Grande Guerra e si concluse nella Repubblica Sociale Italiana. Come lui stesso ebbe a dire, «sono stato fascista e uno squadrista convinto. Non lo rinnego. Io ho creduto di servire il mio Paese e l’ho fatto con il massimo disinteresse». Tra le altre cose, fu squadrista antemarcia, segretario nazionale del Partito nazionale fascista, Governatore della Dalmazia, Sottosegretario alla presidenza del Consiglio del Regno d’Italia, Consigliere nazionale della Camera dei Fasci e delle Corporazioni, parlamentare per quattro legislature. Sorprendentemente, non fu assassinato dopo il 1945 come molti altri dirigenti e combattenti fascisti, anche se la Jugoslavia titina ne chiese l’estradizione. Giunta era nato a San Piero a Sieve, in provincia di Firenze, ma legò la sua vita a Trieste. Il padre Antonino, di origine siciliana, era un medico condotto, e la madre si chiamava Teresa Visani Scozzi. Laureato in Giurisprudenza, divenne avvocato, ma soprattutto acceso interventista: partì volontario e combatté nella 15-18 con il grado di capitano di fanteria. Subito dopo la guerra sposò la marchesa Zenaide del Gallo di Roccagiovine, discendente di Napoleone. Divenne segretario dell’Associazione Combattenti di Firenze, molto vicina a Benito Mussolini e alle posizioni del Popolo d’Italia e poi fu legionario fiumano. Nel 1920 si iscrisse al partito di Mussolini e fu mandato a Trieste come segretario del Fascio. La sua adesione al fascismo risale però all’anno precedente, quando Giunta parecipò alle manifestazioni di piazza contro il carovita. A luglio 1920 Giunta tenne un comizio in piazza dell’Unità, comizio che fu attaccato da slavi armati che accoltellarono un cuoco che a quanto pare non prendeva parte alla manifestazione. Appena si sparse la notizia della morte del cuoco, che aveva 17 anni, tre squadre di camicie nere si diressero verso il Narodni Dom, sede delle associazioni slovene e croate della città, e lo incendiarono. Ma prima dal terzo piano dell’edificio furono gettate contro i fascisti due bombe a mano che uccisero un ufficiale, Luigi Casciana. Successivamente fondò nella città giuliana un sindacato fascista autonomo nonché il giornale Il Popolo di Trieste, che sostenne l’impresa dannunziana di Fiume.

Giunta rimase sempre politicamente vicinissimo a Mussolini

Fu proprio a Trieste che Francesco Giunta incarnò quelli che sarebbero sempre stati i suoi tratti politici: coraggioso fascista e squadrista, ma anche seguace del Mussolini di governo con un occhio attento alla realpolitik; per questo fu sempre apprezzato anche dalle frangie più estremiste del fascismo. Alle elezioni del 1921 divenne uno dei primi deputati fascisti, e nel 1922 guidò i fascisti giuliani nella Marcia su Roma. Rimase sempre amico sincero di Mussolini, che seguì anche nella Rsi. Nel febbraio 1943 era stato nominato Governatore della Dalmazia, dove lo sorprese il 25 luglio 1943. Nella Rsi diresse l’ufficio stampa. Catturato dagli alleati, fu rinchiuso nel campo di concentramento di Coltano, mentre i titini lo accusarono falsamente di essere un criminale di guerra. Rilasciato a novembre 1945, subì due processi dai quali fu totalmente assolto. Nel dopoguerra ricoprì varie cariche tra le quali quelle di Presidente della Consulta Araldica, Presidente di Roma Film e Presidente dei Cantieri Riuniti dell’Adriatico. Ricevette numerosi titoli e onorificenze dal Papa, dal Re e da Capi di Stato stranieri, tra i quali Nobile dell’Ordine Piano, Conte di Fiume, Cavaliere di Malta. Ci ha lasciato due libri di memorie: Essenza dello squadrismo, del 1932, e Un po’ di fascismo, del 1935.