Spose bambine: in Italia duemila schiave islamiche costrette alla nozze

Spose bambine anche in Italia nel nome dell’Islam: bimbette di tra i dodici e i 14 anni costrette alle nozze con un uomo molto più anziano, mai incontrato prima. Un triste fenomeno che, stando ai dati delle Nazioni Unite, in tutto il mondo coinvolge 60 milioni di bambine. Nel nostro Paese ogni anno sono almeno duemila le nuove schiave nate e cresciute in Italia ma obbligate a sposarsi negli Stati d’origine. Già a partire dai cinque anni, le spose bambine si ritrovano oggetto di veri e propri contratti: vengono cedute come spose dalle loro famiglie che, in cambio, ottengono soldi. Nella maggior parte dei casi si tratta del mantenimento a vita delle proprie figlie, come una sorte di dote al contrario, versata dai futuri mariti ai genitori delle ragazzine.

Lo scandalo delle spose bambine

I matrimoni  avvengono nei Paesi d’origine, perché nel nostro ordinamento i matrimoni con minori sono vietati: per questo le future spose bambine, vittime di questa tratta, vengono portare via con l’inganno dalla comunità di appartenenza e, una volta arrivate in Pakistan, India, Bangladesh, Albania o Turchia finiscono sull’altare. Sono per lo più di religione musulmana e devono sottostare alla legge islamica secondo la quale una bambina raggiunge la maggiore età già a nove anni. «Abbiamo calcolato che nel nostro Paese i casi ogni anno sono circa duemila, ma mancano dati precisi, quindi pensiamo possano essere anche molti di più», spiega Tiziana Dal Pra, presidente dell’Associazione Trama di Terre, l’unica a occuparsi concretamente del fenomeno italiano. Il dato, elaborato dal Centro nazionale di documentazione per l’infanzia, tiene conto anche delle situazioni sommerse, ma è fermo al 2007 perché in Italia non ci sono progetti specifici per contrastare i matrimoni forzati. La Cattolica di Milano ha provato a contare i casi accertati, quelli nei quali c’è stata una denuncia e la relativa messa in sicurezza della vittima e ha documentato più di 150 casi ogni anno.