Se l’euro si difende con il terrore, questa Europa è già finita

“Purtroppo era da temerlo. Dopo quasi sei mesi di folle braccio di ferro tra Grecia ed Eurogruppo, la trattativa è del tutto sfuggita di mano. E oggi si rischia – tutti, non solo la Grecia – di finire contro un muro”, ammonisce Oscar Giannino su “il Messaggero”. Tre settimane fa, era la Germania a ventilare l’ipotesi che Alexis Tsipras chiedesse ai greci il giudizio diretto, attraverso un referendum, sul se accettare o meno un accordo per restare nell’euro. Ieri è stato Tsipras a sorprendere tutti, convocando per domenica 5 luglio un referendum sull’accordo.

Per difendere l’euro, l’Europa punta sul terrore

Puntare sul terrore significa sbattere la porta in faccia a Tsipras e dichiarare che, a questo punto, automaticamente dalla mezzanotte del 30 giugno verranno sospesi tutti gli aiuti alla Grecia. L’Eurogruppo ha deciso di imboccare questa seconda strada, all’unanimità. Penso e scrivo da tempo che le responsabilità greche siano evidenti e gravi, visto che il paese per anni ha vissuto al di sopra delle proprie possibilità, comprovato dal fatto che in tredici anni su trenta addirittura la spesa pubblica nell’anno superava di 10 punti di Pil il totale delle entrate pubbliche. Credere di continuare a poter vivere al di sopra delle proprie possibilità non è lotta alle banche o al capitalismo, è solo una sfida alla legge di gravità.

La Grecia ha però responsabilità enormi

Ma ribadito questo, è un gravissimo errore che tutti gli altri governi dell’Euroarea reagiscano come bimbi indispettiti al ricorso, in Grecia, della diretta sovranità popolare per via referendaria. Decidere di sospendere gli aiuti assume così la forma di un vero e proprio diktat. Politicamente, è un enorme favore fatto a chi punta a una rottura dell’euro in nome del ritorno all’autarchia monetaria e al nazionalismo come ideologia, al protezionismo doganale e alla ricerca di nuove alleanze economiche, diplomatiche e militari rispetto a quelle occidentali Europa-Nato, visto che Russia e Cina sarebbero sveltissime ad approfittarne mentre sul Mediterraneo è sempre più cupo il disegno perpetrato dall’Isis.

Europa in crisi, stretta tra nuove super-potenze e minaccia dell’ISIS

E’ vero, Tsipras e Varoufakis hanno tirato la corda all’inverosimile. Ma è altrettanto vero che anche la controproposta Europa-Fmi non rende la Grecia solvibile nel 2016. Com’è vero che il Fondo monetario guidato da Christine Lagarde – che in questi ultimi due mesi ha riconosciuto pubblicamente che i greci hanno ragione nel chiedere un’ulteriore ristrutturazione del loro debito – ritenga però che la riduzione debba riguardare solo il debito che fa capo all’Euroarea, ma non quello del Fondo stesso.

Il governo italiano del tutto assente nella vicenda greca

E’ il momento per il governo italiano di uscire dal totale e silente allineamento sin qui seguito. Credere che non si parli anche dell’Italia, nelle scelte che faranno i greci, credere che non deriverà un ulteriore impulso a Podemos in Spagna, a Grillo e Salvini da noi, significa credere alle favole. Sarà dura replicare ai no euro che l’euro vale comunque la pena, se non riesce a trovare soluzioni cooperative neanche per il 2% dell’Euroarea.