Scuola, riecco la solita vecchia sinistra: Renzi cede ai sindacati

Nel colloquio con Ezio Mauro, il premier Renzi apre sulla scuola. «Dialogheremo perché non si può fare una riforma senza il pieno coinvolgimento di tutti i soggetti interessati, ma nessuno si illuda che ci piegheremo alle rendite di posizione, a chi dice che la scuola è intoccabile». Comunque Renzi – racconta “La Stampa” – si è reso conto che non può continuare a sfidare insegnanti, studenti e personale amministrativo. Arriva a fare pure un’autocritica ironica: «Ho fatto un capolavoro a farli arrabbiare tutti. Io non faccio tutto bene». Se sarà vera apertura si vedrà domani alla direzione del Pd. Un confronto importante con la sinistra Dem che potrebbe rasserenare i rapporti interni.

Renzi cede ai sindacati: “Dialogheremo sulla Scuola”

Poi l’aspetto politico e l’amarezza per la sconfitta: «Mi dispiace molto per la Liguria, ma numericamente il Pd ha vinto e il Pd ha il consenso nel Paese, che nessuna sinistra europea ha». Certamente il Pd deve fare una riflessione, anche sulla bontà delle primarie per scegliere i propri candidati. «Se abbiamo perso in Liguria abbiamo sbagliato noi, chi trova alibi sbaglia. Se ha sbagliato ha sbagliato il Pd, da parte mia non sentirete mai una parola contro la Paita».

“Le mie riforme sono di sinistra”. E sfida la sinistra interna

Difende il Jobs Act, l’Italicum e la riforma costituzionale. Le prime due riforme sono ormai leggi dello Stato. La terza sta tornando in aula al Senato e sarà un’altra occasione di confronto con la minoranza Pd. «Ho messo la sinistra in un angolo? Sì , sull’Italicum perché dopo anni di rinvii arriva il momento che se hai il coraggio fai le cose altrimenti non sei credibile. Sul lavoro? Sì , perché le nostre riforme sono molto più di sinistra di quelle che sostiene la sinistra che non le ha fatte».

Decisive le proteste di sindacati, giovani e docenti

Le Regionali hanno mostrato una certa disaffezione nei confronti del Pd probabilmente dovuta anche ai litigi intemi e al muro contro muro scelto dal premier nei confronti dei dissidenti interni Le proteste di studenti, insegnanti e personale scolastico sono state imponenti e per la prima volta hanno messo in difficoltà il governo dal punto di vista mediatico, più delle proteste contro il Jobs Act.