Scuola, braccio di ferro in Senato. Pd spaccato e Renzi punta alla fiducia

E’ iniziato al Senato il braccio di ferro tra governo e Parlamento sulla riforma della scuola. Epicentro la Commissione cultura. E’ in questa sede che dovranno essere esaminati 2.150 emendamenti, 500 subemendamenti e 94 ordini del giorno presentati dalle opposizioni. Una partita complessa . Le polemiche che hanno accompagnato il varo del provvedimento sulla cosiddetta “Buona Scuola” non si sono sedate. All’interno della stessa maggioranza le divergenze sono cresciute di giorno in giorno. Oltre i sindacati, c’è una fetta consistente del Pd che ha apertamente criticato contenuti e modalità con i quali il premier Renzi ha cercato di imporre la riforma. Per arginare il dissenso emerso nella stessa maggioranza , e in particolare nel Pd, il premier ha concesso alcune minime aperture a modifiche sul testo originario : un mandato di sette anni non rinnovabile al preside, un tetto al reddito di chi potrà chiedere sgravi fiscali per i figli iscritti nelle scuole paritarie, un comitato composto solo docenti per confermare l’immissione in ruolo degli insegnanti appena assunti.

Scuola, Cacciari attacca duramente Renzi

Proposte che, a sentire Massimo Cacciari, sono tutt’altro che risolutive. In una intervista al Mattino, l’ex sindaco di Venezia, usa toni molto duri. “Se la direzione del Pd, cioè Renzi, non cambia almeno tono o atteggiamento, sarà un problema- afferma il filosofo – Renzi pensa di risolvere tutto in maniera aziendalistica, accentrando potere e decisioni nelle mani di una sola figura, che è quella del preside. Non credo che funzioni”. Per Massimo Cacciari  il premier “dovrebbe tornare a discutere, non è pensabile imporsi sul mondo della scuola con diktat”. “Si sbaglia pensando di risolvere tutto con un po’ di assunzioni. Ci vogliono, ma non sono la soluzione vera. I docenti chiedono motivazioni, coinvolgimenti”. Con la riforma, dice Cacciari, non ne avrebbero, “e mi sembra patetico che chi si atteggia a leader maximo non tenga in conto una classe sociale, quella dei docenti, che con i medici è stata sempre essenziale ai consensi della sinistra”. Fatto sta che sono proprio le assunzioni dei precari uno dei punti più controversi della questione. Con Renzi che non ne vuol sapere di aprire a modifiche e allargare la platea delle assunzioni. E si appresta a blindare il provvedimento in un maxiemendamento entro venerdì su cui porre la fiducia. Proprio quel che contestano le opposizioni e parte del Pd. Senza parlare dei ricorsi in sede amministrativa, minacciati dai sindacati, e tali da bloccare la riforma nella fase attuativa.