Scuola, le 100mila assunzioni? Un bluff per giustificare la fiducia

Usate come testa d’ariete per giustificare la fiducia, le famose 100mila assunzioni di insegnanti precari previste nel ddl Buona scuola restano a tutt’oggi un miraggio. Qualcosa che si intravede in lontananza, ma che non è affatto detto sia reale e concreta. È quanto emerge dalle analisi del testo del maxiemendamento circolato in queste ore. L’assemblea del Senato è chiamata al voto blindato giovedì, ma alla fine a esprimersi potrebbe essere la sola maggioranza: le opposizioni hanno fatto trapelare la volontà di uscire dall’Aula.

Il bluff delle 100mila assunzioni «subito»

«Assunzioni subito» è stato il titolo ricorrente sui maggiori quotidiani, che hanno segnalato anche il rallentamento sui super-presidi. In realtà, se è vera la seconda notizia, la prima resta tutta da misurare sui tempi parlamentari e su quelli burocratici. I famosi 100mila precari, infatti, dovrebbero essere assunti a fine agosto. Una corsa contro il tempo per il Parlamento, anche con la fiducia al Senato: il testo deve comunque tornare alla Camera. A conti fatti, dunque, ci sarebbero due mesi o meno per svolgere la pratica. Più probabile, dunque, che vada in porto il “piano B”, ovvero che l’immissione in ruolo riguardi meno della metà dei docenti dichiarati, quelli in testa alle graduatorie a esaurimento, che si gioveranno anche del naturale turn-over. Questi insegnanti sono quantificati in circa 45mila. Per gli altri 55mila, invece, l’ipotesi è che ci si riveda a settembre 2016.

Tutte le incognite del “concorsone”

Tempi lunghi anche per il concorsone, il cui bando, secondo il maxiemendamento, dovrà essere emanato «ferma restando la procedura di autorizzazione», entro «il primo dicembre» e non entro ottobre come era stato detto. Si parla di 60mila posti, che saranno gli unici disponibili dopo la riforma: il concorso sarà l’unico modo per entrare in ruolo. Secondo quanto disposto dal governo, vi si accederà «per titoli ed esami» e non saranno previsti spazi per i precari di seconda e terza fascia. Servirà «per la copertura, nei limiti delle risorse disponibili, di tutti i posti vacanti e disponibili nell’organico dell’autonomia, nonché per i posti che si rendano disponibili nel triennio». Dunque, anche per i vincitori del concorsone che verrà, il futuro resterà più che incerto: la prospettiva di assunzione sarà spalmata su tre anni e condizionata alle «risorse disponibili».