Saviano perde il ricorso sul plagio, ma la grande stampa non se ne accorge

Il Mattino, la Repubblica, il Corriere del Mezzogiorno. Tutti d’accordo i principali giornali napoletani: «La Cassazione ha accolto il ricorso di Roberto Saviano contro l’accusa di plagio legata a Gomorra». Qualcosa, però, non torna e lo fa notare Dagospia: «I giornali partenopei e parte-avariati stravolgono la sentenza della Cassazione», scrive il sito, spiegando che in realtà «i giudici hanno respinto 6 punti su 7 del ricorso dello scrittore».

«Basta leggere le carte»

«Basta leggere le carte», si legge nel pezzo di Carlo Tarallo, sottolineando che quei titoli che parlano di accoglimento del ricorso sono «un po’ come se la vostra squadra del cuore perdesse una partita 6 a uno, ma le tv mostrassero solo il gol della bandiera». La tesi del cronista è che, nelle redazioni napoletane, sia scattato una sorta di riflesso pavloviano che ha inibito le testate dal raccontare la verità. «Come si fa a scriverlo? Come si può offuscare l’immagine di San Roberto così impunemente? Tanto più in piena campagna promozionale della seconda serie della fiction di Gomorra? Semplice – ha concluso Tarallo – non si può». E così si espungono i sei punti respinti e si titola sull’unico accolto, quello sull’entità del plagio che, secondo la Cassazione, riguarda solo 15 pagine.

E Saviano esulta su Facebook

Lo stesso Saviano, sul suo profilo Facebook, ha rilanciato la notizia postando l’articolo di Repubblica, che titolava «Plagio in Gomorra, la Cassazione accoglie il ricorso di Saviano». «Causa plagio: contento che il mio ricorso in Cassazione sia stato accolto», ha commentato lo scrittore. Epperò, in epoca di social, per quanto i canali ufficiali vogliano oscurare, minimizzare, travisare, alla fine le notizie escono sempre. Soprattutto se, come nel caso della sentenza in questione, esiste un dispositivo scritto nero su bianco che ormai circola in rete: «E così – ha scritto ancora Tarallo – da questa mattina i titoli di Mattino, Repubblica Napoli e Corriere del Mezzogiorno sono oggetto di dibattito (e tanta ironia)».