Santoro: con la tv ho chiuso, che errore puntare tutto contro Berlusconi

Santoro a tutto campo, ma ora che il nemico numero uno da colpire non è più il premier Berlusconi – e dunque non c’è più bisogno di fare una tv anti-Cav – il polemista in prima linea e molto spesso “contro” tradisce un calo di tensione giornalistica e accusa un momento di crisi della sua proverbiale passione civile? Un depauperamento della sua notoria vis polemica? Di sicuro per il momento c’è che annuncia l’addio alla tv: d’altro canto, in questa fase di renzismo e grillismo, in un momento come questo in cui l’attualità politica e sociale del Paese dice altro da quanto fin qui da lui denunciato e perseguito giornalisticamente, di ideare, realizzare e firmare programmi interamente strutturati sull’opposizione al leader di Forza Italia non c’è più bisogno: il “nemico pubblico” oggi ha cambiato volto, e per Santoro non c’è più mordente e spazio in tv.

Santoro e la tv anti-Cav

Così, Libero quotidiano rilancia on line un’intervista resa da Michele Santoro a il Fatto quotidiano in cui il giornalista “in prima linea” annuncia il suo addio al piccolo schermo. Parla dei limiti degli spazi mediatici di oggi, del suo rapporto con lo storico partner Marco Travaglio, della fine di un’era televisiva: quella intestata a combattere il “nemico” Berlusconi. Quella che ha sistematicamente messo in scaletta il conflitto d’interessi e tutte le polemiche strumentali e le forzature autoriali ad esso connesse. Una tv che oggi lo stesso Santoro «rivisita» in virtù del fatto che, come rilevato da Libero riguardo le dichiarazioni del giornalista, senza Berlusconi «non ha più ragione di esistere… «Perché  – come ammesso dallo stesso Santoro – dopo di lui «resta la “gente in cerca d’autore”, “la società dei senza voglia”. Se si può fare un mea culpa, l’errore è stato di dimenticare che quella comunità costruita effettivamente intorno alla battaglia contro il conflitto di interessi non potesse avere una vita ulteriore, una prospettiva di più lungo respiro».

Su Marco Travaglio

Dunque, abbondano nell’intervista di Santoro i “mea culpa” e gli “errata corrige” che non escludono anche annotazioni a piè di pagina riservate al suo storico braccio destro, Marco Traveglio, di cui il giornalista di Servizio Pubblico riconosce: «Marco pensa che l’obiettivo di un giornalista, anzi la pratica quotidiana del giornalismo, sia quella di opporsi al potere costituito. Certo, criticare il potere costituito è un dovere del giornalista. Ma non condivido il fatto di stare dalla parte dell’opposizione come principio. Perciò ho bisogno di qualcosa di più, di sentirmi parte e anche protagonista della fatica di costruire un mondo migliore». Progetto per realizzare il quale Santoro, abbandonati gli studi televisivi e archiaviata l’esperienza di Servizio Pubblico davanti le telecamere, annuncia che tornerà in piazza, (sarà a Firenze il prossimo 18 giugno), lì dove il format del suo ultimo impegno tv, era nato. E chissà se il seguito, oggi, sarà lo stesso…