Salvini dona il sangue: «Spero vada a uno straniero che ne ha bisogno»

Che differenza c’è tra un volontario e una persona che ha responsabilità politiche? Su facebook, Matteo Salvini lo spiega a commento di una foto in cui sta donando il sangue: «Non mi interessa chi aiuterò, un bianco o un nero, un milanese o un giapponese, da cittadino mi interessa aiutare qualcuno che ha bisogno. Da politico, invece, è mio dovere aiutare prima gli italiani».

La differenza tra un cittadino e un amministratore

Donatore da quando aveva 18 anni, il segretario della Lega si è fatto testimonial dell’Avis per chiamare a raccolta altri volontari e, prendendo spunto da questo gesto, ha spiegato perché non c’è contraddizione tra l’essere solidali e chiedere politiche di rigore sul tema dell’accoglienza degli immigrati. «Donare il sangue è bello perché è gratuito, volontario e anonimo. Spero che il mio sangue vada a uno straniero che ha bisogno», ha detto Salvini ai giornalisti convocati per una conferenza stampa a favore delle donazioni. «Dono il sangue da quando avevo 18 anni – ha ricordato Salvini – e non mi interessa a chi va: il bello è che va a qualcuno che ne ha bisogno. Da cittadino dono il sangue e posso permettermi di volere che vada a chiunque casualmente, ma da amministratore pubblico rispondo a chi mi paga lo stipendio: i cittadini italiani».

Sulle polemiche con la Santa Sede

Sullo sfondo restano ancora le polemiche con la Santa Sede, sulle quali il leader del Carroccio ha chiarito che «il problema non è il Papa, la Chiesa fa tanto di buono con gli oratori, le parrocchie e le missioni estere: il problema è dividere i veri rifugiati dai clandestini, non mi sembra ci siano tendopoli in Vaticano». «Rispetto tutti, ma chiedo rispetto. Ciascuno – ha aggiunto Salvini parlando con i cronisti – fa quel che può. Il Papa fa il Papa, io sono l’ultimo dei buoni cristiani, sono un peccatore. Ma sono stufo di chi fa la morale a spese degli altri».

Quelli che «fanno i miliardi con i migranti»

A Radio Padania Salvini si era scagliato contro chi «fa i miliardi con i migranti». «Diciamo sotto voce», aveva ironizzato, «ma c’è gente» così. «Leggo che Oliviero Forti della Caritas mi critica dicendo che a lui non interessa la differenza tra profughi e migranti perché sono tutte persone. Bellissime parole, per carità, ma allora – ha chiesto il leader del Carroccio – per la Caritas le leggi non esistono? O si deve pensar male e ritenere che qualcuno con i migranti e i clandestini ci faccia affari?».