Saluto romano in curva: 2 mesi di reclusione a due tifosi della Juve

Fare il saluto romano allo stadio costa due mesi di reclusione. Questa la condanna inflitta dal tribunale di Torino a due tifosi della Juventus individuati mentre si esibivano in un gesto che, secondo il capo d’accusa formulato dalla procura, è «una manifestazione esteriore propria di gruppi fascisti, portatori di ideologia fondata anche sulla incitazione alla discriminazione e alla violenza per ragioni razziali, etniche e nazionali». L’episodio risale al 25 aprile 2010 e l’occasione fu la partita Juventus-Bari. Per l’occasione il giudice ha fatto riferimento alla legge Mancino del 1993. Gli imputati, che fanno parte di un gruppo organizzato, hanno ottenuto la condizionale.

Saluto romano: il tribunale di Livorno decise diversamente

L’interpretazione del tribunale di Torino è di segno opposto alla decisione di poco meno di tre mesi fa del tribunale di Livorno. Nel marzo scorso il giudice di Livorno ha assolto perché il fatto non costituisce reato quattro ultras scaligeri che nel dicembre 2011 durante la partita di serie B tra Livorno e Verona vennero colti dalle telecamere e poi identificati dalla Digos mentre facevano il saluto romano all’ingresso dello stadio Picchi. Secondo le motivazioni della sentenza, i santuari del calcio non sarebbero i luoghi deputati alla propaganda politica. Il saluto fascista allo stadio non è reato, si tratta al massimo di pessima provocazione nei confronti della tifoseria rivale. E in questo contesto quindi il gesto – seppur deprecabile – non mette a repentaglio la democrazia e la Costituzione del Paese, e soprattutto non determina – come invece prevede la legge – un pericolo concreto e attuale alla diffusione e alla pubblicazione di idee discriminatorie e violente che possano pubblicizzare un tentativo concreto di raccogliere adesioni a un progetto di ricostituzione del partito fascista.