Matteo Salvini ha cambiato anche Pontida. E sa parlare a tutto il Paese

Ruspa sì, ma da adesso anche per abbattere il governo Renzi e, pensando anche alla manifestazione di piazza San Giovanni a Roma in difesa della famiglia tradizionale, «quell’Europa che vuole annullare le differenze». La “nuova” Pontida è anche questo: il cambio di registro di Matteo Salvini che mette in sordina alcuni temi (rom, euro) per concentrarsi sulla proposta di governo e sulla connessione con i settori ampi della società che si rifugiano nell’astensione.

 Matteo Salvini e il Mezzogiorno

Per fare questo era necessario dimostrare che il Carroccio sa parlare non solo a tutto il centrodestra (e quindi i “modi”) ma anche a tutto il Paese (e quindi gli “ospiti” del Sud – i cugini di Noi con Salvini – più che graditi tra gli stand del pratone e addirittura sul palco). Questa Pontida 2015 è andata cosi: piazza piena e “urla” poche, ma spazio ai bambini sul palco («con “mamma” e “papà” e non con genitore 1 e genitore 2», rilancia Salvini) e alle condizioni politiche imprescindibili per avviare il dialogo (su immigrazione, sicurezza, lavoro ed Europa) sulla parola d’ordine dell’edizione di quest’anno: vincere sì, «ma senza fare ammucchiate o minestroni con i vari Alfano».

 La prova della Lega “diffusa” è riuscita

Eppure la vigilia dell’happening era stata caratterizzata – almeno mediaticamente dopo la notizia del ridimensionamento dei poteri deciso dal congresso per il Senatùr – dalle polemiche tra il padre nobile Umberto Bossi e l’allievo che ormai ha intrapreso un’altra strada Salvini proprio sul tema della proiezione “nazionale”. Alla fine sul palco arriva pure Bossi ma dal vecchio leone non arriva alcun affondo diretto sul progetto inclusivo della nuova Lega ma solo un riferimento indiretto, parlando di Renzi, ai «voti per i voti» che «in democrazia non sono niente» e un richiamo identitario alla “Padania libera” che da queste parti non fa notizia nemmeno quest’anno. La prova della Lega “diffusa” sia geograficamente che politicamente, insomma, è stata superata. Lo conferma Angelo Attaguile, segretario di Noi con Salvini, tra i primi a raggiungere il pratone: «L’abbraccio di Pontida al Sud, gli interventi dei nostri eletti nel Mezzogiorno e dei dirigenti della Lega Nord che chiamano l’applauso per la nostre delegazioni testimoniano che il progetto politico di Salvini è stato legittimato da un intero popolo». Da Pontida, quindi, emerge la sfida governista che rappresenta il terzo step – dopo le Europee e le Regionali – della stagione dell’altro Matteo. E che il “Legaforzismo” – nonostante le sirene di un patto tra Grillo e Salvini che ha fatto scrivere molto su un’eventuale “Lega a 5 Stelle” – goda di ottima salute è stato confermato dallo stesso Silvio Berlusconi che, smentendo le ipotesi di una riedizione del Nazareno, ha auspicato un’intesa con Lega sui temi di politica interna: immigrazione, fisco, sicurezza. Resta, in questo quadro, un diverso approccio tra i due con Bruxelles. Salvini nel suo discorso cita, non a caso, anche David Cameron nel “terzetto” dei leader di governo che, con Vladimir Putin e Viktor Orban segnano il profilo dei “paesi normali”. Un invito esplicito al centrodestra a radicalizzare l’interlocuzione con l’Ue, quella che la “ruspa” la sta usando proprio contro l’Italia.