A Roma anche i taxi contro Marino: in corteo per chiedere più sicurezza

Circa cinquecento tassisti fuori turno e molti vetturini, si sono radunati in largo Corrado Ricci, a Roma, per chiedere al sindaco Ignazio Marino e alla sua giunta interventi concreti per la sicurezza e la legalità. È quanto affermano in un comunicato congiunto le strutture sindacali Ugl taxi, Federtaxi Cisal, Fit Cisl taxi, Uil trasporti taxi, Ati taxi, Usb settore taxi e Associazione Tutela Legale Taxi. «Dopo il can can mediatico sollevato dal grave episodio di violenza vissuto da una nostra collega – aggiungono – la pelosa solidarietà espressa da molti rappresentanti delle istituzioni, la politica latita e i problemi restano tutti sul tappeto. Continuano le rapine consumate a danno di colleghi – prosegue la nota – e si moltiplicano le aggressioni, ultima quella operata da alcuni conducenti di risciò verso un tassista, reo di aver trasportato un passeggero disabile nell’area pedonale dei Fori Imperiali, oramai divenuta cosa loro. L’invasione dell’intero centro storico da parte dei conducenti di biciclette a pedalata assistita, dopo l’interdizione dell’area dei Fori Imperiali ai taxi, rappresenta l’espressione più sfacciata di una situazione di degrado senza limiti che dilaga oramai in tutta la città, senza essere minimamente contrastata dall’amministrazione Ignazio Marino. Auspichiamo – concludono ironicamente – che dopo un congruo periodo di carcere, il sindaco Marino possa avere la sensibilità di concedere un risciò ai vari inquisiti dell’inchiesta Roma Mafia Capitale, per consentire il loro recupero e il loro definitivo reinserimento sociale».

Sicurezza, allo studio un sistema d’allarme per i taxi

Si chiama taxi security il sistema per la gestione di allarme antirapina per taxi a cui pensa il Campidoglio per aumentare e garantire la sicurezza sulle vetture del trasporto pubblico non di linea. In pratica, si tratta di un bottone che si installa accanto ai pedali e che, in caso di pericolo, viene schiacciato e avvisa una sala operativa. Il costo si aggira intorno ai 20 euro mensili a taxi, quindi, circa un milione l’anno. Il dispositivo è corredato da una serie di optional che si può scegliere di installare o meno: un sistema di ascolto audio silente e una o più telecamere per consentire agli operatori di comprendere di che tipo di allarme si tratta. Sarà la sala operativa a collegarsi con le forze dell’ordine con un modulo software specifico. In sede di Commissione la consigliera del gruppo misto Sveva Belviso ha chiesto di «cercare una serie di misure per prevenire situazioni di pericolo».