Roma, la destra non lasci a Grillo la battaglia per le dimissioni di Marino

Beppe Grillo rompe gli indugi e via blog annuncia per il prossimo 15 giugno un assemblea cittadina per chiedere le dimissioni di Ignazio Marino da sindaco di Roma e l’indizione di nuove elezioni. Elezioni che ormai l’ex-comico considera non rinviabili dal momento che «il consiglio comunale, la giunta e l’amministrazione comunale sono attraversate da relazioni affaristiche e malavitose che hanno fortemente inquinato la gestione dei servizi sociali».

Grillo annuncia via blog una mobilitazione per il 15 giugno

Se a Grillo non difetta il tempismo – il 15 giugno coincide con la scadenza della Commissione ministeriale incaricata di valutare l’eventuale sussistenza di infiltrazioni criminali nella nella vita e nell’attività del Campidoglio – manca del tutto la consapevolezza che lo scioglimento per mafia di un comune (e la capitale non farebbe eccezione) porta dritti ad un commissariamento di almeno 18 mesi. Non può spiegarsi altrimenti la pretesa di andare subito al voto dopo aver dato per certe le infiltrazioni e/o i condizionamenti malavitosi. Diverso sarebbe invece se Marino si dimettesse evitando alla capitale un débacle istituzionale e d’immagine. In quel caso, nuove elezioni potrebbero essere indette in un lasso di tempo molto più ravvicinato.

Il M5S vuuole “prenotare” il Campidoglio. E la destra?

Comunque sia, è fin troppo evidente che il leader dei Cinquestelle stia utilizzando la mobilitazione di piazza per prenotare il Campidoglio ad un proprio esponente. Del resto, contesto più propizio non potrebbe trovare visto che nelle maglie di “Mafia Capitale” è rimasto impigliato anche qualche esponente di Forza Italia. Poco o niente rispetto al numero di quelli del Pd o della sinistra ma tuttavia sufficiente ad offrire il destro al M5S per scatenare un’offensiva propaganstica con il dichiarato intento di livellare ogni responsabilità. È un’offensiva da non sottovalutare, soprattutto da parte della destra che avrebbe invece tutte le carte in regola per mettere in campo una valida alternativa all’attuale maggioranza. Al contrario, indugiare in attesa che maturi un idem sentire nel centrodestra, significa lasciare a Grillo campo libero nella battaglia per le doverose dimissioni di Marino e quindi regarargli un vantaggio difficilmente colmabile.