Roma “caput mundi”? No, capitale degli immigrati: in un anno aumentati del 40%

La Roma caput mundi dei Latini è diventata nell’era di Renzi e Marino la capitale dell’immigrazione senza limiti. Nel panorama dell’immigrazione italiana, infatti, l’area romana gioca un ruolo di “assoluto rilievo”. Sono «oltre 500mila i cittadini stranieri residenti nell’intera Città Metropolitana, pari a oltre un decimo del totale nazionale, dei quali oltre 350mila nel Comune di Roma Capitale. Le loro provenienze e caratteristiche sono tra le più diverse e, nell’insieme, attestano un insediamento sempre più stabile e radicato sul territorio». Lo certifica uno studio del Centro studi Idos su impulso dell’Istituto di Studi Politici San Pio V. La pubblicazione esce come numero monografico della rivista “Affari Sociali Internazionali – Nuova serie” con il titolo “Roma – Italia. Dimensioni transcontinentali dell’immigrazione. I gruppi nazionali più numerosi tra percorsi di inserimento e legami con i paesi di origine”.

Roma, gli stranieri in un anno sono aumentati del 40%

«Il totale dei residenti stranieri nel Comune di Roma è aumentato nell’ultimo anno» considerato, ovvero dal 2013 al 2014, «del 40,1% (e del 32,5% nell’area metropolitana), contro un aumento dei residenti in regione pari al 29,1% e una crescita a livello nazionale limitata a meno di un terzo del valore complessivo di Roma (12,2%)». L’aumento è da leggere in “termini relativi”, spiega la redazione del dossier, ed è «condizionato dalle revisioni dopo il censimento del 2011». Lo studio tuttavia «indica da un lato che il potere di attrazione di Roma è rimasto pressoché intatto, nonostante la crisi, anche perché i servizi alla persona e il commercio trainato dalla vocazione turistica della Capitale sono stati “settori rifugio” per i migranti. E anche in ragione delle diverse “vocazioni” occupazionali delle varie collettività, tali valori medi sono fortemente differenziati a seconda del gruppo nazionale e del dettaglio territoriale di riferimento».

Roma, i più numerosi sono rumeni e ucraini

Le due comunità più numerose tra i residenti stranieri, senza tener conto della distinzione tra cittadini comunitari e cittadini di paesi terzi, sono «rumeni e ucraini per l’Europa, egiziani e marocchini per l’Africa, filippini e bangladesi per l’Asia, peruviani ed ecuadoriani per l’America Latina». I cambiamenti intervenuti nell’ultimo decennio, in particolare, «hanno visto triplicare la presenza di cittadini immigrati nell’area romana, come anche nella Regione Lazio. In questo quadro, alcune collettività sono cresciute di più rispetto alla media, come i bangladesi (aumentati di oltre otto volte nel Comune di Roma tra il 2004 e il 2014), gli ucraini (quasi sette volte di più) e i rumeni (cinque volte di più). I filippini e i bangladesi, inoltre, si distinguono per una concentrazione nel Comune di Roma particolarmente spiccata (oltre uno su quattro rispetto all’insieme dei connazionali residenti in Italia e oltre nove su dieci rispetto a quelli presenti nel Lazio, a fonte di una media relativa all’intera presenza straniera di sei su dieci)». Un aspetto importante è la prevalenza tra gli immigrati delle donne, diventate ormai maggioritarie a livello nazionale, mentre prima lo erano solo in alcuni contesti territoriali, primo tra tutti quello romano. In provincia di Roma, come pure nella Capitale, l’incidenza delle donne sull’intera popolazione straniera residente è maggioritaria (pari al 52,7% del totale, dato identico a quello medio nazionale e del tutto in linea con quello del Comune di Roma, 52,8%)». Si collocano al di sopra l’Ucraina (80,1% a livello provinciale e 81,4% nel Comune di Roma), il Perù (61,1% e 61,8%), l’Ecuador (60,7% e 61,3%), le Filippine (58,7% e 58,8%) e la Romania (54,9% e 58,5%), mentre hanno valori più bassi il Marocco (44,9% e 46,4%), l’Egitto (31,9% e 32,4%) e il Bangladesh (22,5% e 22,3%). «Questa prevalenza – si spiega – si lega innanzitutto alla domanda di lavoro presso le famiglie, come evidenzia il caso dell’immigrazione ucraina, che in Italia è connotata da una elevata incidenza femminile, mentre in altri paesi prevalgono i maschi. Nelle collettività in cui le donne prevalgono e hanno attivato le catene migratorie e ricongiunto i partner, inoltre, si riscontrano spesso tensioni all’interno dei nuclei per quanto riguarda i ruoli nella famiglia e nella società».