Roma, solo 14 anni di carcere per l’indiano-killer del Gianicolo

Dopo un anno dalla tragedia, che si è consumata nel quartiere Gianicolo a Roma, è arrivata la sentenza di condanna per l’indiano Joseph White Klifford, 58 anni, colpevole di aver ucciso Carlo Macro, romano di 33 anni, colpendolo in pieno petto con un cacciavite di 30 centimetri e forandogli un polmone. La Corte di Assise di Roma ha condannato l’indiano a “soli” 14 anni di reclusione. È una sentenza destinata a far discutere per una pena non proprio esemplare che finisce per alimentare il diffuso senso di insicurezza dei cittadini.  ll pm Francesco Dall’Olio aveva chiesto la condanna dell’imputato a 21 anni di carcere, ma i giudici hanno ritenuto non sussistente l’aggravante dei futili motivi e hanno inflitto all’indiano 14 anni di carcere. Alla lettura della sentenza alcuni familiari della vittima hanno manifestato il proprio disappunto considerando la pena non congrua. La procura, quasi certamente, impugnerà la sentenza.

L’indiano perse le staffe

Basta ritornare con la memoria alla dinamica dell’episodio per comprendere che non ci sono attenuanti per l’assassino, accusato di omicidio volontario aggravato dai futili motivi. L’omicidio avvenne la notte del 14 febbraio dello scorso anno in via Garibaldi, sulla strada che porta al Gianicolo, sul colle che sovrasta Trastevere. Carlo Macro e il fratello di 35 anni, erano a bordo della loro auto dopo aver trascorso la serata con amici. Si fermano in via Garibaldi senza badare a una roulotte apparentemente abbandonata dove vive l’indiano. Infastidito dalla musica ad alto volume, l’extracomunitario, da anni senza fissa dimora a Roma, si  precipita come una furia fuori dalla roulotte lamentando di essere stato svegliato. Al termine di un inevitabile diverbio lo straniero sferra  un colpo mortale al giovane romano ferendolo al torace. Il fratello, sotto choc, carica il ragazzo in auto, ma quando arriva all’ospedale per Carlo Macro non c’è più nulla da fare.