Rivolta Ncd: “Basta con Renzi”. Ma Alfano corre in soccorso del premier

Rivolta Ncd, ovvero Noi Ci Defiliamo: dal governo, dalla maggioranza e da Matteo Renzi. Il partito nato dalla scissione di Forza Italia – complice anche i deludentissimi risultati elettorali registrati nelle Marche e nel Veneto, le due regioni-laboratorio per testare un nuovo centro – è piombato nella più classica delle crisi d’identità  (del tipo “perché se ci prima definiamo di centrodestra poi ci alleiamo con la sinistra?”) e Angelino Alfano, che ne è il leader, dovrà ora fare ricorso alle sue non comuni doti di equilibrista per tentare di tenere insieme la baracca. A dare fuoco alle polveri ha provveduto Nunzia De Girolamo, già da tempo in rotta con il vertice dopo avere subito un micidiale “uno-due” che l’ha costretta prima a lasciare la poltrone di ministro dell’Agricoltura e poi quella di capogruppo andata a titolo di risarcimento a Maurizio Lupi.

Rivolta Ncd, pesano i deludenti risultati di Marche e Veneto

La De Girolamo vuole tornare da Berlusconi e non ne fa mistero. Anzi, è già all’opera ed è pronta a digerire persino Salvini con tutta la Lega Nord pur di costruire l’alternativa a Renzi. Una posizione anche troppo netta, che lascia facilmente intuire che il suo vero bersaglio non è tanto il premier quanto lo stesso Alfano, notoriamente refrattario a qualsiasi soluzione preveda l’abbandono del governo. Comunque sia, il sasso nello stagno è stato ormai lanciato ed è molto improbabile che resti privo di conseguenze. Prova ne sia che anche una “colomba” come Gaetano Quagliariello cominci a pensare ad alta voce che il sostegno a Renzi debba essere a termine e a condizione. Nel suo mirino finisce l’Italicum. Gli alfaniani hanno ormai realizzato che così com’è oggi la nuova legge elettorale porta dritti ad un ballottaggio tra Renzi e Grillo. Da qui l’ultimatum di Quagliariello a rivederne l’impianto. Posizione condivisa anche da Carlo Giovanardi, che negli elementi del contenzioso con il Pd ha aggiunto il tema delle unioni civili e quello della liberalizzazione della cannabis.

Alfano: non appendiamo i destini del governo all’Italicum

De Girolamo, Quagliariello, Giovanardi: decisamente troppo per un partito come il Ncd, nato appositamente per salvare un governo. Era quello di Enrico Letta, sostenuto dalle cosiddette larghe intese. Poi Letta è caduto per mano di Renzi, le intese si sono ristrette per l’abbandono dell’area di maggioranza da parte di Berlusconi  ma non è per questo si è attenuata la determinazione di Alfano e dei suoi di staccarsi dalla poltrona. Prova ne sia che proprio Alfano si è immediatamente armato di estintore per tentare di spegnere sul nascere il fuoco del dissenso. Il Ncd – si è preoccupato di far sapere – <<non ha alcuna intenzione di appendere i destini del governo all’Italicum>>.  In compenso ha fissato al 2016, scadenza entro la quale prevede la fine delle riforme costituzionali, referendum confermativo compreso, il momento per decidere il da farsi. Per ora, insomma, Matteo Renzi dovrà guardarsi solo dal “suo” Pd. Alfano, almeno per ora, altri grattacapi non glieli vuole dare.