Rapinatore portava il figlio “al lavoro”: «Non sapevo a chi lasciarlo»…

Rapinatore con figlio al seguito: così, come fosse un papà qualunque che porta con sé in ufficio il piccolo in vacanza dalla scuola. E invece l’uomo in questione non è un impiegato qualunque, ma il palo di una banda che ha messo a segno diversi colpi nella sua breve ma intensa vita criminale. Solo per restare alle ultime incursioni armate, l’uomo è stato arrestato alla polizia insieme ad altre 7 persone, incastrato dai filmati delle telecamere di video sorveglianza, le cui immagini sono state passate al setaccio dagli investigatori dopo le rapine (una non andata a segno, il 16 giugno 2014, e una riuscita, che il 17 luglio aveva fruttato un bottino da 130.000 euro), entrambe compiute in due banche di Milano.

Rapinatore con figlio al seguito

Gli otto arrestati, ai polsi dei quali sono scattate le manette in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip Alessandro Santangelo, sono tutti accusati di rapina aggravata e porto e detenzione abusiva di armi. E nell’immaginario comune decisamente messi all’indice dalle regole basi del buon senso che, applicando i precetti di un codice morale non scritto, dovrebbe impedire a un genitore di mettere a repentaglio la vita del proprio figlio. Per non parlare di insegnamenti e buon esempio… La notizia, insomma, avrebbe del comico se solo ci si fermasse al dato in sé, senza pensare ai risvolti pedagogici e alle implicazioni pericolosamente pratiche proprie di una situazione tutt’altro che divertente.

Le immagini delle telecamere

E anche la giustificazione resa dall’uomo a sua discolpa è un melodrammatico misto di tragico e beffardo: non aveva nessuno a cui lasciare il piccolo e di certo non poteva usufruire di permessi speciali o condegi parentali. Per questo, quando andava a tentare di svaligiare la banca di turno, lo stravagante “paparino” era costretto a portare con sé, sullo scooter, il figlio di 9 anni, che dunque rischiava, al pari dei rapinatori senior, le conseguenze del gesto di cui era stato reso involontariamente complice. Tanto che nelle immagini della video sorveglianza si vede chiaramente il bandito raggiungere la banca a bordo di uno scooter e sul sellino, dietro di lui, il figlio di neanche dieci anni, mentre gli altri complici li seguono a bordo di un’altra moto e di una Smart. Un quadretto che non era la prima volta che si proponeva: quella fatale, che ha portato al fermo, era infatti solo l’ultima occasione in cui il rapinatore con bimbo al seguito – recidivo – si portava il figlio «al lavoro». Con buona pace di colleghi recalcitranti e del basilare senso dell’opportunità…