Ragazzino torturato da due miliziani: ancora un video shock dell’Isis

Isis, è ancora orrore. Ancora shock. Alla faccia dell’uccisione annunciata dal ministro dell’Interno di Baghdad di Abu Samra, considerato il “regista” dei raccapriccianti video diffusi in Rete dall’Isis, arriva sul web un nuovo video che diffonde in maniera virale le immagini sconcertanti, girate con un telefonino, di un quattordicenne torturato da militanti del califfato in Siria. Secondo la Bbc, che ha ottenuto il filmato, le sequanze riprese da un disertore dell’Isis sono decisamente scioccanti: come se i jihadisti, miliziani dell’orrore, spostassero ogni volta di più la linea della brutalità da superare…

Isis, in Rete un nuovo video shock

E allora, dopo le immagini diffuse nei giorni scorsi dallo Stato Islamico, e rilanciate da alcuni account vicini ai miliziani del Califfo sui social network, in cui si vede un prigioniero siriano, in tenuta arancione, costretto a scavarsi la fossa prima di essere decapitato da un jihadista, arriva una nuova macabra sequenza: la vittima stavolta è un adolescente, Ahmed, immortalato bendato, con corde ai polsi, e sospeso ad una trentina di centimetri dal suolo, mentre viene ripetutamente picchiato da due uomini mascherati, completamente vestiti di nero. Uno di loro ha una pistola ed un coltello, il secondo un Ak-47.

La vittima riesce a scappare: la testimonianza

All’inviato della Bbc in Turchia, nei pressi della frontiera con la Siria, Ahmed racconta il suo calvario, il suo incubo. «Ho pensato ai miei genitori, alla mamma. Ero sicuro di morire, di abbandonare genitori, fratelli, amici. Hanno iniziato a frustarmi, a colpirmi con scariche elettriche, tutto per farmi confessare. Ho detto loro tutto». E ancora: «Ad ogni scarica elettrica urlavo mamma. Ma appena lo facevo, uno dei due torturatori aumentava il voltaggio, urlandomi «non coinvolgere tua madre». Pretendono di essere religiosi, ma sono infedeli. Fumano. Sostengono di rispettare le regole dei musulmani, ma non lo sono. Picchiano ed uccidono». Ahmed alla fine viene condannato a morte, ma il suo aguzzino si impietosisce, e lo lascia scappare.

Isis, tra attentati suicidi e controffensive siriane

Nel frattempo, almeno 75 uomini, tra soldati e poliziotti, sono stati uccisi in due attentati suicidi compiuti dall’Isis nella provincia di Al Anbar, nell’Ovest dell’Iraq. Lo riferisce la televisione panaraba Al Jazira, citando fonti della sicurezza. Quarantadue persone – tra le quali 30 agenti e 12 civili – sono state uccise quando un kamikaze alla guida di un veicolo blindato Humvee, imbottito di esplosivo, si è lanciato contro il quartier generale della polizia a Tharthar, località a Nord di Falluja. Ad Al Saddiqiya, invece, ad Est di Ramadi, 33 soldati e membri delle milizie paramilitari sciite sono morti in un altro attacco di un attentatore suicida. Ramadi è il capoluogo della provincia di Al Anbar, caduto nelle mani dello Stato islamico il mese scorso. L’esercito e le milizie paramilitari, in particolare quelle sciite alleate dell’Iran, stanno cercando di riconquistare la stessa Ramadi e l’intera provincia, dove la maggioranza della popolazione è sunnita e la presenza dell’Isis è estesa. E non è tutto: malgrado la controffesiva governativa in Siria abbia compiuto quattro raid contro Shaddadi, posta lungo l’Eufrate tra Dayr az Zor e Hasake, centrando in uno degli attacchi l’affollato mercato ortofrutticolo cittadino, e negli altri tre bombardamenti alcuni edifici nelle vicinanze – con altre fonti pronte ad affermare che nei raid sono stati uccisi una quarantina di miliziani dell’Isis e un numero imprecisato di civili – altri miliziani dello Stato islamico sono avanzati nelle ultime 24 ore da Palmira, nella Siria centrale, verso le regioni di Homs e Damasco, impadronendosi di una postazione governativa nei pressi di Busayr. A riferirlo hanno provveduto fonti nella regione di Palmira, conquistata dieci giorni fa dall’Isis, affermando che la presa del posto di blocco di Busayr consente ai jihadisti di estendere l’area di influenza attorno a Qaryatayn, località a nord-est di Damasco, già esposta al fuoco dell’Isis e difesa da insorti locali che si oppongono sia ai jihadisti che al governo di Damasco.