Quel 10 giugno Trieste si svegliò sotto le bombe alleate: centinaia le vittime

Il 10 giugno non è solo l’anniversario dell’entrata in guerra dell’Italia, ma è anche il giorno in cui Trieste si svegliò con un allarme antiaereo seguito dal più massiccio e distruttivo bombardamento alleato della sua storia. I triestini si erano convinti che – malgrado un presunto attacco nel 1940 nel corso del quale una donna fu uccisa dalla contraerea – la loro città non sarebbe mai stata bombardata. Ma quel 10 giugno i loro sogni si infransero. E c’è da dire che il numero delle vittime avrebbe potuto essere molto più alto se non fossero state approntati da anni rifugi, strutture e impianti di allarme molto efficienti e tempestivi. Come curiosità segnaliamo che nella vicina Opicina una intera grotta era stata adibita a rifugio antiaereo per gli abitanti. A Trieste, che al momento dell’aggressione aerea alleata era amministrata da nove mesi dai tedeschi, erano state utilizzate le gallerie presenti – e oggi alcune anche aperte al traffico – come collegamento  eprotezione della popolazione civile. Tra i vari rifugi della città, ricordiamo la Galleria di piazza Carlo Alberto, la Galleria dei Campi Elisi, il Rifugio di via dell’Eeremo, la Galleria di via XX settembre, Galleria Rione Littorio, Galleria di Muggia, Rifugio di Aquilina, vicino la raffineria bombardata, Galleria di Barcola, Galleria di Campo Belvedere, Rifugio Kleine Berlin (oggi visitabile a cura del Gruppo alpinistico triestino) e moltissimi altri, di cui oggi si è perso il ricordo, come ad esempio quello di via del Monte, che ora è ostruito e non si sa bene dove conducesse. Nel gennaio 1944 vi erano stati i bombardamenti su Fiume e Pola, e forse anche a Trieste, per quanto le fonti siano discordanti. Nel febbraio e marzo successivo preoseguitono i bombardamenti su Fiume  ePola, cui si aggiunsero quelli su Udine, Gorizia, Maniago, Monfalcone, Capodistria, Ronchi, Cervignano, Brioni, Aviano, Villaorba, mentre il 20 aprile tre formazioni di bombardieri alleati colpiscono Opicina, Prosecco, Monfalcone, lambendo anche Trieste: questo è considerato (erroneamente) il primo bombardamento sulla città giuliana. Vi furono una quarantina di morti e decine di case distrutte.

Quella mattina di sole a Trieste si scatenò l’inferno

E il 10 giugno poco dopo le nove del mattino, annunciati dalle sirene, oltre 500 fortezze volanti B17 e B24 statunitensi colpiscono Trieste, Mestre, Porto Marghera, Ferrara e Ancona. Ma a Trieste, come in tutta Italia e in Germania, fu la popolazione civile a patire le maggiori conseguenze, secondo una ben codificata strategia voluta dall’inglese “bomber” Harris e dallo stesso Churchill, tendente a terrorizzare i civili e a far arrendere il nemico: quasi 500 vittime, oltre cento edifici rasi al suolo e 300 danneggiati seriamente, più di mille feriti e cinquemila senzatetto. I bombardieri, scortati dai caccia, lanciarono una grande quantità di bombe incendiarie: il Pastificio Triestino brucerà diverso giorni e sarà completamente distrutto, così come la chiesa di Santa Maria delle Grazie, il Molo Audace, la stazione di Sant’Andrea, la raffineria Aquila, la cui colonna di fumo si vede da Gorizia, e moltissimi altri impianti industriali e abitazioni vicili. Viene affondata anche la nave della Croce Rossa Innsbruck, una nave ospedale, attraccata alla stazione marittima. Il 12 si solvero i solenni funerali delle vittime, mentre la popolazione soffriva la carenza di luce, acqua e la minaccia di tifo e altre malattie infettive. A quanto pare non ci fu resistenza aerea tedesca e la contraerea reagì poco e male. Il bombardamento ebbe alcune repliche il 25, 26 e 27 giugno, con minor numero di vittime e di danni. Le incursioni, compresi anche alcuni mitragliamenti gratuidi su civili, proseguirono tutto l’anno. Per gli appassionati di cose militari, preciseremo che i bombardieri alleati appartenevano ai 47th e 55th Bomb Wing, e ai 449th e 450th Bomb Group, scortati dai caccia, che da una quota di quattro-cinquemila metri sganciarono 400 bombe dirompenti e incendiarie. Vi furono due ondate, una alle 9,20 e una alle 9,30. Durante la guerra quel territorio subì oltre venti incursioni aeree alleate. Quei giorni sono raccontati in un interessante libro, Sotto le bombe, di Maurizio Radacich, che tra le altre cose rivela che le vittime triestine dei bombardamenti furono 651, più un altro paio di cento delle località viciniori. Incalcolabili i danni materiali. L’autore ricorda che il numero di vittime tutto sommato limitato se rapportato a quello di altre città italiane pesantemente colpite dagli “alleati” è dovuto alla efficiente struttura di gallerie messe in opera per proteggere la popolazione.