Pressing su Ignazio Marino: basta meline, abbia la dignità di dimettersi

È sempre più forte il pressing dell’opposizione (da Fratelli d’Italia ai Cinquestelle passando per la Lega) e dell’opinione pubblica per mandare a casa Ignazio Marino, finito nel tritacarne di MafiaCapitale con assessori e collaboratori arrestati nella maxi-inchiesta, mentre sono sempre più risibili le difese d’ufficio di Matteo Renzi e dei vertici romani del Pd. Il centrodestra continua a chiedere uno scatto di dignità al primo cittadino perché si dimetta spontaneamente evitando alla Capitale l’onta del commissariamento per infiltrazione mafiosa.

Marino balla

«Gli estremi ci sono tutti. Anche l’ex prefetto Pecoraro lo spiega chiaramente oggi in un’intervista. In passato si è provveduto in tal senso per molto meno e ora si vuol negare l’evidenza – dichiara Maurizio Gasparri in un’intervista – il malaffare è radicato a Roma come nella regione Lazio. Lo scioglimento per mafia sarebbe un marchio d’infamia che non possiamo permetterci? Allora Marino e Zingaretti si dimettano perché solo un lungo commissariamento può consentire la necessaria purificazione e una giusta ripartenza». D’altra parte – aggiunge il senatore di Forza Italia –  «i presupposti per un commissariamento risalgono alla stessa campagna elettorale che risulta essere inquinata perché finanziata, come Marino stesso dovrebbe ammettere, dai soldi sporchi di Buzzi. Dimissioni subito e si eviti l’estrema offesa alla Capitale d’Italia». All’opacità dell’amministrazione Marino di fronte al business degli immigrati che ha alimentato il sistema criminale si aggiunge la fallimentare gestione della capitale. «I dipendenti capitolini non meritano di essere ancora una volta offesi dal sindaco Marino. Nella sua frenesia di fare lo scarica barile su di altri, rispetto ai gravi problemi che stanno coinvolgendo la sua Giunta e la sua Amministrazione, oggi Marino, dopo essersela presa con le precedenti ammministrazioni, se la prende con i 24mila dipendenti comunali», dichiara in una nota l’ex sindaco di Gianni Alemanno che chiede nuove elezioni e un impegno trasversale tra maggioranza e opposizione per aprire una nuova stagione politica per la capitale.