Il premier sfratta Marino e avverte: «Se fossi in lui non starei tranquillo»

Tempi duri per Marino, dopo lo scandalo di Mafia Capitale che torna a puntare i riflettori sul Campidoglio, arriva anche la stroncatura del premier che ammonisce (neanche tropppo velatamente) il primo cittadino: «Se torna Renzi 1, fossi in Marino non starei tranquillo». Una dichiarazione rilasciata a La Stampa dal presidente del Consiglio e segretario del Pd, Matteo Renzi che – lo sottolinea su Twitter anche la deputata della Lega Nord-Noi con Salvini, Barbara Saltamartini – è suonata un po’ a tutti come il famoso «Enrico #staisereno». Ma Ignazio, nella fattispecie, ha davvero ben poco da stare sereno. E infatti nell’intervista del quotidiano di Torino il presidente del Consiglio in area di repulisti strategici e rivisitazioni autocritiche, rimarca in diversi passaggi la necessità che torni «il vero Renzi», perché queste elezioni «dicono con chiarezza che con il Renzi 2 non si vince». E il premier, evidentemente, è uno di quei pochi esponenti di sinistra che non ama perdere (a differenza dei più da lui censurati recentemente)…

Renzi scarica Marino?

Dunque, nel promettere un cambiamento nel partito, Renzi va dritto al punto aggiungendo anche che poiché «tra un anno si vota nelle grandi città. Torino, Milano, Bologna, Napoli, forse Roma», il vertice del Campidoglio traballa: e il riferimento al sindaco della capitale non è puramente casuale. E infatti: Roma? Gli chiede arguto e diretto l’intervistatore, Massimo Gramellini. Certo e – chiosa poi l’intervistato – pronunciando il fatidico monito: «Se torna Renzi 1, fossi in Marino non starei tranquillo». Un avviso che più chiaro di così si muore, seguito da una dichiarazione d’intenti altrettanto poco rassicurante: «Adesso si cambia». E il cambiamento sembrerebbe dover cominciare proprio dalla città eterna… se non è proprio un ufficiale avviso di sfratto, siamo nei dintorni. E il sindaco: Con l’ufficilae giudiziario praticamente alle porte pronto per la notidfica di sfratto dal campidoglio, dribbla domande e commenti scomodi: e a chi gli chiede di replicare alle parole di Renzi che anunciano il voto nel 2016 a Roma, risponde con un laconico – quanto eloquente – «Buona giornata e buon lavoro».

Salvini sullo sfratto di Marino

Non solo: l’elemento più preoccupante della faccenda è dato proprio dal savoir faire e dalla serafica compostezza ostentata dal presidente del Consiglio nel sentenziare l’allarme che apre nuovi scenari per il malconcio Campidoglio e il suo numero uno. Come a dire, insomma, che analizzando la sconfitta dei ballottaggi e il duro colpo incassato dal Pd, e guardando prospetticamente avanti, Renzi punta ad emendare il pregresso, ammettendo le proprie colpe e promettendo il ritorno al vero Renzi, con cui il presidente del Consiglio ammicca decisamente al chirurgo genovese, e a cui – sempre il segretario-premier – consiglia una sana – e cautelativa – preoccupazione… Ripensamenti e correzioni in corso d’opera, insomma, quelle annunciate dal premier che se indicono incertezze e timori in Marino, destano più di qualche perplessità anche in diversi altri esponenti politici. A partire proprio da Matteo Salvini che, alla presentazione del nuovo eurogruppo, accanto a Marine Le Pen, Europa delle Nazioni e delle Libertà, non tralascia di commentare quanto sta accadendo in casa nostra, a partire dalla capitale. «Leggo che Renzi è contro le primarie, il sistema che lo ha portato al potere: ormai nel Pd è il delirio, con il premier che cerca i colpevoli… Credo – ha poi proseguito e concluso il leader del Carroccio sarcasticamente – che Renzi debba fare un esame di coscienza»…