Poletti fa il furbo: “I sacrifici? Non li fate certo per noi, ma per i vostri figli”

Poletti lancia la proposta della flessibilità in uscita: sarebbe questa la tanto attesa soluzione del governo al pasticcio sulle pensioni. Come dire che, alla fine, la montagna ha partorito il topolino. Dopo la doccia fredda della sentenza della Corte Costituzionale che ha bocciato una parte della Legge Fornero, il governo di Renzi sta affannosamente cercando una soluzione dal momento che rimborsare tutti gli aventi diritto graverebbe per oltre 16 miliardi di euro sulle casse dello Stato.

Poletti e la panacea della flessibilità in uscita

E allora? Con i milioni di pensionati in attesa di sapere a quale male minore dovranno assoggettarsi, e con i sindacati in trepida attesa di una risposta certa e definitiva dell’esecutivo, dal magico cilindro in dotazione ai titolari del dicastero di via Veneto, il ministro del Lavoro Giuliano Poletti tira fuori la trovata della «flessibilità in uscita». Una probabilità di cui – ha spiegato il ministro – «abbiamo già detto che ci occuperemo nella legge di stabilità, anche se sarebbe stato meglio introdurla nel momento in cui è stata approvata la legge Fornero». Così, tornando alle questioni in sospeso legate al nodo pensioni, Poletti passa a sciorinare il coacervo di situazioni che da esso discendono pesantemente, e che fanno dire a Poletti come e perché sia necessario «trovare un punto di equilibrio tra le condizioni della finanza pubblica, i vincoli che abbiamo e la necessità di fare una operazione equa e coerente rispetto ai cittadini che hanno versato i loro contributi. È una operazione complessa, ma la faremo».

Ricerca della quadra e staffetta generazionale

Non solo: il ministro Poletti – in sinergia con i tecnici di via XX settembre – e a supporto della sua proposta, ha anche aggiunto che rispetto all’ipotesi di una penalizzazione pari al 2% l’anno per chi sceglie di andare in pensione in anticipo, «adesso non se ne può parlare in questi termini, perché questo dato è figlio del periodo che viene proposto, se uno anticipa un anno è un conto, se ne anticipa tre un altro. Sono tutti elementi che vanno combinati, fare previsioni adesso non ha alcun senso». Una coperta corta, insomma, che se copre da una parte, lascia scoperti dall’altra… Per questo, tirando giù le carte una alla volta, Poletti ha concluso sulla scelta definitiva procrastinando – ancora una volta al prossimo step: «Faremo tutto questo lavoro, e poi per la legge di stabilità decideremo», non prima di aver aggiunto informazioni sommarie in merito all’ipotesi allo studio di una «staffetta generazionale per connettere l’entrata di giovani nel processo produttivo all’uscita di chi è vicino alla pensione». «La nostra volontà è questa anche se è difficile da attuare, bisogna trovare una modalità», ha quindi concluso il ministro intervenuto ad un convegno Uil. Una modalità, ci si augura, che dopo tanto tormentato lavorio, non preveda ulteriori penalizzazioni o imput disincentivanti…