La Pizza, orgoglio e traino del made in Italy: un business da 10 miliardi di euro

Pizza da guiness. E da maxi business. Già, perché la mitica miscela di farina, acqua e olio, da condire a piacimento delle più disparate possibilità e preferenze, è davvero uno dei fiori all’occhiello dell’imprenditoria di casa nostra. Basti pensare che gli affari legati a quello che una volta veniva considerato il “pane dei poveri” ormai dà da mangiare – e ad alti livelli anche qualcosina in più –  complessivamente ad oltre 150.000 persone, arricchendo un settore sempre più in fase crescente.  Una rivincita lievitata nel tempo, quella della pizza, dagli esordi – quando costava poco e riempiva subito lo stomaco appagando l’appetito – ai successi odierni, che la vedono uscire dal ristretto ambito del settore di nicchia, e affermarsi non solo tra i prodotti più gettonati e clonati della nostra cultura gastronomica, ma in pole position come alimento anti-crisi.

Pizza, un business da 10 miliardi di euro

Un elisir di lunga vita imprenditoriale, che alimenta un business, solo in Italia, che ha raggiunto i 10 miliardi di euro nelle circa 63.000 pizzerie e locali per l’asporto, taglio e trasporto a domicilio dove lavorano complessivamente oltre 150.000 persone. Dati incoraggianti che emergono da una analisi proposta ad Expo dalla Coldiretti, che è tra i promotori dell’Associazione che ha curato la Settimana Mondiale del Pomodoro, nel corso della quale è stato organizzato l’evento pizza da guinness per la realizzazione della pizza più lunga del mondo. Un’iniziativa che rappresenta anche un importante sostegno internazionale alla candidatura italiana all’iscrizione della pizza nella lista Unesco del patrimonio culturale immateriale dell’umanità, a sostegno della quale sono state 300.000 le firme raccolte dalla Coldiretti. «Ora l’impegno si sposta a livello internazionale per difendere e tutelare un prodotto simbolo dell’identità nazionale conosciuto in tutto il mondo», ha affermato a riguardo il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo. Ogni giorno solo in Italia si sfornano circa 5 milioni di pizze per un totale di un miliardo e mezzo all’anno anche se – sottolinea la Coldiretti – i maggiori consumatori dell’italica ricetta sono diventati ormai gli Stati Uniti, che fanno registrare il record mondiale dei consumi con una media di 13 chili per persona all’anno, quasi il doppio di quella degli italiani.

La pizza e l’Unesco

Così, mentre è partita la raccolta di firme della Coldiretti a sostegno dell’iscrizione della pizza nella lista Unesco del patrimonio culturale immateriale dell’umanità, dall’Expo la Coldieretti siega che l’iniziativa della raccolta firme di cittadini italiani e stranieri andrà a supporto di un negoziato che coinvolge rappresentanti di 163 Stati del mondo, chiamati ad assumere la decisione finale, dopo il via libera nazionale del 26 marzo scorso. Un ulteriore tassello che induce a tornare a mettere sempre di più le mani in pasta: la macchina artigianale può ripartire da farine, impasti e lievitazioni, mozzarella e pomodoro, riportando in auge – e magari declinando alle nuove ere del gusto e alle ultime tendenze culinarie, senza snaturalizzarlo – un prodotto esaltato soprattutto dalla grande scuola napoletana, che in materia di pizza e pizzaioli, ha fatto storia, malgrado oggi il ruolo del pizzaiolo – blasone della ricetta a parte – non abbia ancora raggiunto lo status di protagonista doc della cultura alimentare italiana.