Per Alfano i leghisti non vogliono gli immigrati perché “odiano il sud”

Attaccato da Maroni, irriso da Salvini, isolato da Renzi, il ministro dell’Interno Angelino Alfano risponde sul tema delle quote degli immigrati con un ragionamento di tipo sociale e quasi razzista. Secondo lui la polemica innescata dai governatori del nord sul blocco dell’ospitalità degli immigrati da parte delle Regioni del nord, nasce in realtà da un odio atavico nei confronti dei meridionali. «Chiediamo un’equa distribuzione dei migranti in Italia, così come in Europa ed è un atteggiamento insopportabile di odio verso il sud dire ad alcune regioni “sbrigatevela da soli”», dice il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, che commenta le posizioni dei governatori leghisti che hanno annunciato il loro no ad accogliere altri migranti. «Il decreto dello scorso agosto ha escluso dal Patto di Stabilità interno le spese per l’accoglienza dei migranti affrontate da 13 Comuni particolarmente esposti: questa è la nostra strategia, aiuteremo chi ci aiuta», ha aggiunto Alfano, dopo l’incontro con il commissario europeo all’Immigrazione, Dimitris Avramopoulos. E contro Maroni, il ministro usa un tono durissimo: «Vorrei che tutti si appropriassero della propria biografia senza sbianchettarne pagine: chi è stato ministro dell’Interno deve conservare il senso della propria missione istituzionale, anche se ha cambiato incarico».  Un briciolo di autocritica emerge solo sul fronte delle trattative con l’Europa: «È difficile immaginare che ventiquattromila migranti via dall’Italia in due anni siano una cifra giusta e che questi debbano essere solo eritrei o siriani».

Alfano non assolve l’Europa

«I negoziati – ha ricordato Alfano – si sono aperti dopo la proposta della Commissione europea, ma la Commissione propone ed alla fine gli Stati dispongono, assumono le decisioni ed io ho chiesto ad Avramopoulos di aiutarci nel negoziato con gli altri Stati, nel quale sono stati fatti passi avanti». «La proposta – ha proseguito – dimostra che la Commissione non ha intenzione di lasciare sola l’Italia, ma, allo stesso tempo, non siamo pienamente soddisfatti dei risultati e lavoreremo per ottenere di più e confermare che il meccanismo di solidarietà deve essere presente in tutti i Paesi». Il ministro ha poi citato due punti del piano: gli “hospots”, strutture dove distinguere chi ha diritto alla protezione umanitaria dai migranti illegali: «Il meccanismo di funzionamento di questi centri è decisivo». L’altro punto sono “i rimpatri, che si possono fare solo attraverso la cooperazione con i Paesi di provenienza. Tutto il peso di queste operazioni deve ricadere sull’Unione Europea che deve negoziare con gli Stati del Mediterraneo”. Gli appuntamenti dove verificare i risultati dei negoziati in corso sono il Consiglio europeo dei ministri dell’Interno di metà giugno e quello dei capi di Stato e di Governo di fine mese.