«Il Pd smantella la sanità toscana. Noi la salveremo con un referendum»

La maggioranza Pd della Regione Toscana il 16 marzo scorso ha approvato la legge 28/2015, con una decisione affrettata e solitaria, senza una consultazione come di solito avviene per riforme di grande portata e gravide di vaste conseguenze. L’obiettivo dichiarato è ridurre le Asl da 12 a 3, coincidenti con le attuali Aree Vaste (Firenze, Siena e Pisa). Dal 2016 le nuove Asl saranno gestite da tre direttori generali, nominati direttamente dal governatore Enrico Rossi, con il relativo personale di staff che aumenterà del 20-30%.

Una riforma che accentra i poteri

Le Asl non scompaiono, di fatto, con la nuova legge regionale: ad esse, invece, si aggiungono le Aziende sanitarie coincidenti con le aree vaste, con quasi un raddoppio del numero dei livelli apicali, oltretutto con decine di membri in ciascuna delle tre strutture intermedie. L’idea fondante della riforma Rossi, come è ormai conosciuta, è che riducendo il numero delle Asl e concentrando in poche mani la gestione si possano ottenere risparmi economici, miglioramenti dell’efficienza e della qualità dei servizi. In realtà, a mio parere e degli esperti consultati, si ha un forte accentramento del potere in ambito sanitario.

Il taglio di servizi e personale

Le esperienze nazionali dimostrano che il gigantismo organizzativo in sanità  non paga.
A ben vedere si tratta di un’operazione dietro cui si cela un altro obiettivo politico: probabilmente quello di smantellare il Servizio sanitario pubblico. Con la riforma toscana, il numero delle poltrone aumenta e gli unici risparmi sono sulla pelle dei malati, attraverso un significativo peggioramento dei servizi. È prevista la chiusura degli ospedali periferici e il ridimensionamento di quelli delle province come Arezzo, la riduzione ulteriore dei posti letto (già siamo a 3 posti letto ogni 1000 abitanti), la squalifica delle professioni sanitarie con la sostituzione degli infermieri con gli operatori socio sanitari, perché hanno un costo inferiore. Infine, attraverso un drastico taglio del personale, Rossi è riuscito per legge a mandare a casa 1500 tra medici e infermieri.

La mobilitazione a difesa dei cittadini

Già prima che la proposta di Rossi diventasse legge, è nato ad Arezzo il Comitato sanità pubblica in difesa del diritto a un servizio sanitario efficiente con l’obiettivo di informare e sensibilizzare i cittadini su ciò che sarebbe accaduto alla nostra sanità. L’importanza del tema e l’interesse ha portato alla formazione del Comitato referendum abrogativo Legge 28/15, di cui faccio parte, insieme a una trentina tra Comitati come il Crest, associazioni, organizzazioni sindacali, movimenti e partiti (tutti ad eccezione del Pd), provenienti da tutta la Toscana. A fine maggio a Firenze, davanti alla sede della Regione Toscana, si è tenuta una manifestazione in difesa del “Diritto a una sanità pubblica efficiente e contro la riforma sanitaria del governatore Rossi”. Abbiamo “invaso” pacificamente la strada davanti al palazzo regionale, dove ci siamo simbolicamente incatenati e abbiamo manifestato con striscioni e cartelli il forte dissenso verso la politica sanitaria di Rossi.

A chi giova la riforma toscana?

Liste d’attesa insostenibili insieme al ticket più alto d’Italia: è un mix deflagrante creato per produrre “migrazioni” di massa verso il settore privato collegato alle assicurazioni? È questa la domanda che ci poniamo in tanti. Lo scopo celato appare quello di costringere a ricorrere a prestazioni intramoenia, così l’ospedale ci guadagna ulteriormente, o al privato se non siamo disposti ad attendere dai 6/12 mesi per una prestazione. Forse a volte dimentichiamo che ognuno di noi paga già il servizio sanitario nazionale con le tasse e i toscani anche con un super-ticket.

Al via la campagna referendaria

È arrivato il momento di fare chiarezza, di ascoltare anche i cittadini sul tema sanitario.
Adesso partirà l’iniziativa referendaria. Sono già 4700 le firme raccolte dal Comitato promotore, con sindacati, associazioni e forze politiche durante gli scorsi giorni. Una cifra sufficiente (ne bastano 2000) che permetterà di presentare la richiesta di referendum direttamente in Consiglio regionale subito dopo l’insediamento, probabilmente la prossima settimana. È poi pronta a partire la seconda fase, quella che porterà alla campagna referendaria vera e propria e all’individuazione di una data per portare i toscani alle urne in modo che possano esprimere la propria volontà. E ci sono le condizioni perché questo avvenga entro e non oltre il 2016.

Un diritto garantito dalla Costituzione

La salute è un diritto riconosciuto dalla Costituzione, il servizio sanitario deve garantire un’assistenza di qualità e questo è possibile con efficaci politiche sanitarie basate sulla prevenzione, sul rafforzamento dei servizi territoriali, sull’integrazione socio-sanitaria, sulla lotta alla corruzione e agli sprechi. Ho la sensazione che Rossi  la pensi diversamente.