Papa Francesco chiede «perdono». Ma i valdesi: «La storia non cambia»

 

Papa Francesco chiede «perdono» ai valdesi. E si tratta di un gesto che segna una tappa nel processo di riunificazione delle chiese cristiane perseguito dal Pontefice. Stupiscono un po’ i toni di accentuata automortificazione: «Da parte della Chiesa Cattolica vi chiedo perdono per gli atteggiamenti e i comportamenti non cristiani, persino non umani – scandisce il capo della Chiesa cattolica – che, nella storia, abbiamo avuto contro di voi». Soltanto un Papa può pronunciare parole così forti, che riguardano l’intera storia della Chiesa. Per l’identità storica del cattolicesimo è certo un discorso lacerante. Ed è sintomatico il fatto che solo la straordinaria umiltà di un capo della Chiesa cattolica può pronunciare la parola «perdono» con tanta intensità. «Non possiamo che rattristarci – dice il Papa parlando delle divisioni tra cristiani – di fronte alle contese e alle violenze commesse in nome della propria fede». E allora tutti devono fare la propria parte: «Chiedo al Signore che ci dia la grazia di riconoscerci tutti peccatori e di saperci perdonare gli uni gli altri». Al cammino verso la comunione – sottolinea il Papa – «non possiamo sottrarci». Richiesta di perdono è anche invito (a tutti) a  riconoscere le colpe che comunque tutti hanno commesso nel corso delle guerre di religione del passato. Ed è anche una esortazione a disattivare il germe dell’odio che attecchisce nuovamente ai nostri giorni, producendo una nuova persecuzione ai danni dei cristiani in tutti il mondo.

A lasciare perplessi sono però le parole di risposta dei valdesi. La «storia non cambia», dice  il moderatore della Tavola Valdese, Eugenio Bernardini, che non per questo sottovaluta «il linguaggio del Papa che prefigura un futuro possibile». «La storia non cambia», lo sappiamo tutti: che bisogno c’era di ribadire una simile ovvietà davanti al grande gesto di Papa Francesco? Evidente la differenza tra cattolici e non cattolici, non passa solo per la dottrina, ma anche per la diversa qualità dello spirito di umiltà e di misericordia.