Il Papa contro i poteri forti: «Per salvare le banche hanno pagato i popoli»

È un Papa antiglobalista quello che firma l’enciclica  Laudato si’.  Il “salvataggio a ogni costo delle banche – afferma Francesco in uno dei passaggi più forti – passaggi è stato fatto pagare alla popolazione”: Oggi non facciamo pagare ai popoli il prezzo della crescita ad ogni costo, “rallentiamo il passo”, e puntiamo a uno “stile di vita” conciliabile con la difesa integrale dell’ambiente e della vita di tutti i popoli. Parole dure riserva il Papa anche agli squilibri nella distribuzione della ricchezza mondiale. “Cosa significa il comandamento ‘non uccidere’ quando un venti per cento della popolazione mondiale consuma risorse in misura tale da rubare alle nazioni povere e alle future generazioni ciò di cui hanno bisogno per sopravvivere?”. È un passaggio che non mancherà di scimitarre discussioni e polemiche tra gli assertori del neocapitalismo globalità.  Il mercato “crea un meccanismo consumistico compulsivo per piazzare i suoi prodotti”. Ma questo non può essere il “paradigma” di vita dell’umanità oggi. Sia per il senso della esistenza che per la sostenibilità delle economie, serve un cambiamento di “stile di vita”.

Nell’enciclica appena pubblicata, il Papa rilancia anche il concetto di decrescita caro a Serge Latouche. Il mercato “crea un meccanismo consumistico compulsivo per piazzare i suoi prodotti”. Ma questo non può essere il “paradigma” di vita dell’umanità oggi. Sia per il senso della esistenza che per la sostenibilità delle economie, serve un cambiamento di “stile di vita”.

“Una strategia di cambiamento reale – scrive Bergoglio – esige di ripensare la totalità dei processi, poiché non basta inserire considerazioni ecologiche superficiali mentre non si mette in discussione la logica soggiacente alla cultura attuale. Una politica sana dovrebbe essere capace di assumere questa sfida”. La politica e l’economia, osserva Il Papa, “tendono a incolparsi reciprocamente per quanto riguarda la povertà e il degrado ambientale; ma quello che ci si attende è che riconoscano i propri errori e trovino forme di interazione orientate al bene comune”. “Mentre gli uni si affannano solo per l’utile economico – rimarca il testo papale – e gli altri sono ossessionati solo dal conservare o accrescere il potere, quello che ci resta sono guerre o accordi ambigui, dove ciò che meno interessa alle due parti è preservare l’ambiente e avere cura dei più deboli. Anche qui vale il principio che ‘l’unità è superiore al conflitto'”.