Olimpiadi 2024, arriva la candidatura di Parigi. Mentre Roma annaspa

La candidatura di Roma per le Olimpiadi del 2024 annaspa. Anzi, adesso che in corsa c’è pure Parigi la tentazione di mollare si fa più forte. Un Sindaco, Marino, praticamente “sfiduciato” anche se in pieno delirio di onnipotenza; una capitale devastata, impaurita, sporca e caotica; una città con il coltello puntato alla gola dall’inchiesta sulla cosiddetta  “Mafia Capitale” che pare non voglia e non possa finire mai: sono fatti, sono argomenti concreti che dicono quanto sia difficile, complicata la corsa per l’assegnazione dei giochi olimpici. Anche secondo la cabala, per chi ci crede, dovrebbe andare così: non c’è due senza tre. La candidatura fu tentata nel 2004, ma vinse Atene (che da allora annaspa nei debiti), poi ci provarono di nuovo un paio d’anni fa, quando c’era premier quel genio di Mario Monti che, incensato allora da ogni dove, fece la gran rinuncia in nome del principio di non mettere a rischio “i denari dei contribuenti”. Cosa che è valsa però solo per la candidatura di Roma, perchè di tasse e di Fornero ci ha addirittura massacrati il professorone cui lo Stato italiano concede uno stipendio di 14mila euro netti al mese. Insomma questa è la terza volta che Roma ci prova. E, per l’appunto, si presta alla cabala. Per cui appelli e scongiuri.

Vogliamo le Olimpiadi del 2024

Le Olimpiadi del 2024 le vogliamo noi. Luca Cordero di Montezemolo spera. Spera che “non ci arrenda”, lui che fin da giovanissimo s’è iscritto al riservatissimo albo dei “presidenti” e a cui dobbiamo l’eredità di “Italia ’90” e degli Stadi di calcio disseminati nella penisola. Spera pure il presidente del Coni Giovanni Malagò, che da quando è in sella gliene sono capitate a ripetizione e che ormai dicono che giri per strada munito di corna e quant’altro possa allontanare la sfiga. E infine, ma non ultimo, ci spera pure Ignazio Marino. Il Sindaco per mancanza di prove, assediato da un malaffare che se non glielo diceva la procura mai e poi mai l’avrebbe scoperto, spera nel colpaccio. Anzi, ci sperava sino a ieri. Quando gli hanno detto che in corsa c’era pure Parigi.