Obama, il Nobel per la Pace che vuole scatenare la Terza Guerra mondiale

Quando Barack Obama ricevette il Premio Nobel per la Pace nel 2009, era alla Casa Bianca da pochi mesi, e gli Usa erano in guerra sia in Iraq sia in Afghanistan. Nessuno capì perché il Comitato avesse deciso di conferire il premio a un presidente americano, che peraltro sino a quel momento non aveva fatto granché per portare la pace nel mondo. Si pensava che il comitato per il Nobel avesse toccato il fondo, ma non era così. Quando poi, tre anni dopo, il Premio per la Pace fu conferito all’Unione Europea, lo sdegno fu unanime tra gli osservatori politici. La pace non si consegue non affrontando la grave crisi economica, mettendosi a fare un braccio di ferro contro i membri più poveri anziché aiutarli. I sapientoni di Oslo evidentemente non hanno considerato quello che è accaduto in Siria, in Libia (dove proprio l’Europa ha bombardato) e prima ancora, la sanguinosa e lunghissima guerra nei Balcani, dove Bruxelles non trovò di meglio che appoggiare i bombardamenti a una capitale europea, prendendo posizione chiaramente per una delle fazioni in lotta anziché rimanere super partes. Così come sta facendo adesso per la crisi ucraina, pendendo vergognosamente per Kiev e senza neanche ascoltare le ragioni non tanto di Mosca quanto dei russi che abitano in Ucraina oppressi dal governo del presidente Poroschenko. È di magra consolazione il fatto che il maggior artefice di queste assurdità, i Premi Nobel per la Pace a Obama e alla Ue, Thorbjoern Jagland, ex Primo ministro (ovviamente) laburista norvegese, sia stato letteralente cacciato dal Comitato per il Nobel nel febbraio scorso. Il danno è stato fatto. E anche ultimamente, a Monaco nel corso del G7, Obama ha accusato il suo omologo russo Vladimir Putin di essere aggressore dell’Ucraina, cosa evidentemente falsa. G7 e Ue naturalmente si sono accodati al nuovo impoerialismo americano in chiave anti-russa.

Mosca: da Obama nulla di nuovo sulle sanzioni contro di noi…

La Russia non nota nulla di nuovo nella linea dura adottata dai leader del G7 per quanto riguarda le sanzioni nei suoi confronti per la crisi ucraina. Lo ha detto il portavoce del Cremlino Dmitri Peskov sostenendo che vi siano delle differenze nelle posizioni dei Paesi del G7 nei confronti di Mosca. «Abbiamo prestato attenzione all’ennesima dichiarazione sul tema delle sanzioni», ha detto Peskov sottolineando che «queste tesi non sono nuove». E che la questione ucraina sia stata e continui a essere gestita malissimo e in modo fazioso, lo provano le recenti dimissioni di Heidi Tagliavini da inviata speciale Osce in Ucraina, che sono proprio dovute alla delusione per il fallimento dell’incontro del 2 giugno del Gruppo di contatto Mosca-Kiev-Osce-separatisti all’indomani del quale si sono registrati aspri combattimenti nel Donbass in violazione della tregua sancita a febbraio. Durante l’incontro del 2 giugno, fa sapere la fonte, «le parti non sono riuscite a raggiungere un compromesso su un numero significativo di temi, tra cui la procedura per lo scambio dei prigionieri, gli emendamenti alla Costituzione ucraina e l’organizzazione delle elezioni nel Donbass». Non sarebbero inoltre da escludere pressioni da parte di Kiev per la sostituzione di Tagliavini. Ancora nei giorni scorsi, l’amministrazione Obama stava attivamente considerando nuove strategie di deterrenza per far fronte a quella che la Casa Bianca definisce l’ingerenza russa in Europa, contemplando tra l’altro il potenziamento delle forze militari dei Paesi alleati e dei futuri partner, e anche la lotta alla corruzione governativa su cui Mosca sembra far leva per guadagnare influenza. Lo ha scritto il Wall Street Journal, secondo il quale si tratta di misure che a molti appaiono come una versione aggiornata della politica di contenimento della Guerra Fredda. Alcuni funzionari dell’amministrazione pensano addirittura a una possibile espansione della Nato con l’adesione del Montenegro, per limitare l’orbita di Mosca, ma anche per mostrare che il Cremlino non può mettere il veto a un ampliamento dell’Alleanza Atlantica. Si tratta di ragionamenti elaborati sulla scia dell’aumento delle violenze in Ucraina e in previsione del viaggio del presidente Obama in Germania per il G7. Infine, il Premio Nobel per la Pace Obama e il capo di Stato di uno dei Paesi più potenti della Ue François Hollande sono d’accordo sul fatto che le gravissime sanzioni contro la Russia debbano restare fino a quando Mosca non applicherà pienamente gli accordi sull’Ucraina siglati a Minsk e finora – a loro detta – ripetutamente violati. Quanto alle recenti violenze in Ucraina, dove il governo ha tagliato l’acqua alle popolazioni russofone, Kiev «probabilmente voleva aggravare il più possibile la situazione nel Donbass alla vigilia del G7 perché i Paesi membri del Gruppo delle democrazie industrializzate avevano dichiarato che le sanzioni contro la Russia sarebbero rimaste in vigore fino al pieno rispetto degli accordi di Minsk». Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri russo Serghiei Lavrov.