Obama concentrato sui gay, ma se il Califfato prospera è colpa sua

Maurizio Molinari su “La Stampa” ricorda che “Nella città che l’11 settembre 2001 venne attaccata da Al Qaeda innescando la risposta militarè dell’Occidente contro i jihadisti di Osama bin Laden, i tagliateste del Califfo del terrore sono pressoché degli sconosciuti. Per chi viene dal Medio Oriente significa immergersi d’improvviso m un mondo freddo, distante, distratto. Se 14 anni fa New York era la frontiera più avanzata della risposta ai terroristi, ora è una lontanissima retrovia”.

Obama ha trascurato il Medio Oriente e l’opinione pubblica USA non ne vuole sapere

Secondo l’inviato negli USA del giornale torinese, “Nei think thank di New York prevale l’attenzione per le aggressioni strategiche di Vladimir Putin e gli interessi globali di Pechino, sui grandi media si discute svogliatamente di Hillary e Jeb Bush in vista del 2016, nei salotti di Central Park West il protagonista è il ceo di Alibaba, Jack Ma, che ha investito 23 milioni di dollari sulle montagne newyorkesi dell’Adirondacks, e i reporter arabi accreditati all’Onu chiedono notizie sui propri Paesi di provenienza come se si trattasse di un altro Pianeta”.

I “diritti” dei gay contano più del Medio Oriente: addio alla superpotenza USA

Nella East Coast si guarda ormai solo al proprio ombelico. La proiezione globale USA è solo un lontano ricordo: “Ciò che conta per i newyorkesi sono le polemiche sul sindaco Bill de Blasio, la rinascita di Roosevelt Island, i gioielli digitali e una nuova stagione di diritti dell’individuo, dalla legalizzazione delle nozze gay alla lotta senza quartiere ai residui del segregazionismo. Ecco perché l’America non sente proprio il conflitto con i jihadisti, a differenza non solo del Medio Oriente e del Maghreb dove è in corso ma anche dell’Europa, divenuta la nuova frontiera sulla guerra. Le minacce degli islamisti restano vere anche per gli Stati Uniti, come ijihadisti del Minnesota dimostrano, ma è un tema per gruppi ristretti di super-esperti”.