Minacciato dalla mafia? Sindacalista Cgil indagato per simulazione di reato

11 Giu 2015 13:20 - di Valeria Gelsi
vincenzo liarda cgil

Da campione dell’antimafia, vittima di minacce e attentati, a indagato per simulazione di reato. È la parabola del sindacalista della Cgil Vincenzo Liarda, accusato di essersi scritto da solo almeno una delle lettere minatorie che aveva ricevuto.

L’inchiesta e la replica

Liarda, che per la Cgil ha ricoperto anche incarichi nazionali, è presidente del Consorzio madonita per la legalità e lo sviluppo. È noto in particolare per la battaglia condotta per l’utilizzo del feudo Verbumcaudo confiscato al boss Michele Greco, a Polizzi Generosa, in provincia di Palermo. L’inchiesta, coordinata dalla procura di Termini Imerese, è scaturita dal ritrovamento di una sua impronta digitale su una delle circa venti lettere di minacce che aveva ricevuto, quella dal contenuto più violento. Quell’impronta, però, non avrebbe dovuto esserci: la lettera era stata aperta dalla moglie e consegnata immediatamente ai carbinieri che, con il coordinamento della Dda di Palermo, svolgevano le indagini sulle minacce. Proprio il Ris ha individuato l’anomalia. «Ci limitiamo ai fatti oggettivi che emergono», hanno commentato i pm di Termini Imerese, sentiti dall’edizione locale del quotidiano la Repubblica, che ha riportato per primo la notizia. «Respingo con chiarezza e fermezza l’accusa di simulazione di reato. Sono indignato, ma sereno», è stata la replica di Liarda, che ha aggiunto di attendere «con fiducia l’esito delle indagini».

Al setaccio tutte le vecchie minacce

Lo scenario aperto dalla lettera sospetta ha portato gli inquirenti a riconsiderare tutte le lettere e gli attentati denunciati da Liarda, tra cui l’incendio della sua auto e il taglio di alcuni alberi in un terreno di sua proprietà. L’escalation intimidatoria denunciata dall’uomo cominciò nel maggio 2010, quando la Cgil rese noto che Liarda aveva ricevuto una lettera di minacce con due proiettili. Un’altra lettera intimidatoria venne ricevuta pochi giorni dopo e, oltre al sindacalista madonita, rivolgeva attacchi anche al senatore ex Pd Beppe Lumia. Da allora Liarda disse di aver ricevuto numerose lettere con minacce, proiettili, polvere da sparo. Il sindacalista denunciò anche di aver subito attentati ai suoi beni ottenendo la solidarietà del mondo politico, sindacale e delle associazioni impegnate per la legalità. Per un breve periodo Liarada è stato anche sotto scorta e quando la tutela gli fu tolta alcuni esponenti politici dissero che lo Stato non lo doveva lasciare solo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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