Marino sfiduciato da Renzi: “Ma se mi rimuovono, devono ricandidarmi”

La prima «botta» («forse si vota anche a Roma nel 2016, se torna il Renzi i fossi in lui non starei tranquillo»), Ignazio Marino prova a derubricarla ad «una battuta, a cui non si risponde». Aggiungendo, coi suoi: «C’è in gioco il bene della Capitale e continuo a lavorare». In pubblico, Marino ripete: «Dimissioni? Penso al futuro della città che cammina e va avanti». L’agenda non cambia: prima al Teatro dell’Opera per presentare la stagione («sprizzo gioia da tutti i pori», esagera), poi le solite riunioni.

Marino ormai solo contro tutti

Orfini, presidente del Pd e commissario del partito romano, ribadisce che in vista del Giubileo del 2016 dal governo non c’è alcuna ipotesi di commissariare il sindaco. Palazzo Chigi pensa a un decreto per indicare il prefetto Gabrielli come «regista» dell’Anno Santo. Per Marino, le risposte del premier a Porta a Porta, sono la seconda doccia gelata, con quel «il sindaco si guardi allo specchio e decida cosa fare» che suona quasi feroce.

Renzi: «il sindaco si guardi allo specchio e decida cosa fare»

Marino, di nuovo, prova a far finta di niente: «Guardarmi allo specchio? Adesso vado a festeggiare il Papa…», dice uscendo dal suo fort apache. Ma quelle poche certezze che pensava di avere, costruite nei colloqui con Matteo Orfini e col sottosegretario De Vincenti, vacillano. Marino, con la sua ristrettissima cerchia, si sfoga: «Non mi dimetto, neppure se me lo chiedono». E, girando per i corridoi, ripete: «Non sono disponibile a passare per quello che ha portato i ladri in Campidoglio. Se mi rimuovono, mi devono far ricandidare». Il chirurgo dem è spiazzato, confuso. E, già dalla mattina, aveva cercato di capire se le prime frasi di Renzi fossero un semplice «avvertimento» o qualcosa di più.

A difendere Marino è rimasto solo Giuliano Pisapia

Il sindaco parla con Orfini, cerca un contatto diretto con Renzi, che non arriva. Giuliano Pisapia lo difende: «Azioni di inizio sfratto sarebbero deleterie: regalerebbero Roma a Cinque Stelle o CasaPound». Ma anche il sindaco di Milano ammette: «Se Renzi si fosse rivolto a me, sarei preoccupato». Da ieri sera, lo è anche Marino.