A Marino “risponde” Benito Mussolini: «Quanti peli per un coglione solo»

Ma sì, dovremmo addirittura ringraziarlo il pencolante sindaco Marino quando ci esorta a «ritornare nelle fogne». Già, perché dagli anni ’70 (quando lo slogan era chic e persino trendy in alcuni salotti “de sinistra”) a oggi ne è passata di acqua nelle chiaviche. Che Marino, detto il Marziano, non se ne sia accorto è affar suo. Del resto, non si è accorto – lui, l’onesto, il moralizzatore – che il suo vice chiedeva favori a Buzzi, figuriamoci se poteva rendersi conto che rispolverando davanti ai militanti della festa dell’Unità uno degli stilemi più frusti degli Anni di piombo, finiva per consegnare se stesso alla petulanza di una ripetizione priva d’identità, incarnazione kitsch di un sindaco incapace non solo di badare agli interessi dei romani ma anche di tenere politicamente testa – lui dopotutto eletto dai cittadini – a un Renzi tutto sommato abusivo nella guida del governo.

Ignazio Marino a passeggio per cloache

Fosse andato anche Marino a passeggio per cloache rodendo ferri arrugginiti e bevendo acque reflue, oggi forse non andrebbe in giro per le sette chiese in cerca di garanti e protettori cui rivolgersi, piangente e gemente, al solo scopo di tenere ancora incollate le sue terga pro-tempore sulla super-poltrona del Campidoglio. Il sindaco, però, si lamenta solo in casa. Fuori fa la faccia feroce. Un po’ come quei dittatorelli da Stato libero di Bananas che richiamano in servizio l’antico nemico esterno al solo scopo di prevenire rivolte interne. E quella che si prepara dentro al Pd, cui per tessera appartiene, deve mettergli davvero paura se lo ha costretto – lui sempre così bamboccionamente giulivo – a rispolverare il più abusato slogan degli anni di piombo solo per tentare la carta disperata dell’antifascismo in funzione empatica con i militanti della festa.

La battuta di Benito Mussolini su Bombacci

L’ha giocata, quella carta, anche perché ha capito (gli capita di tanto in tanto) che non bastava farsi vedere in bicicletta o girare zaino in spalla con quell’aria da eterno studente fuori corso, della serie tanto paga papà finché dura, per conquistare il cuore dei romani. Così come si è reso conto che nello stesso Pd non gli ha giovato più di tanto giocare a fare il disobbediente civile celebrando nozze gay. Insomma, ogni gesto, ogni parola, ogni atto oggi appare inutile, fuori posto o fuori tempo massimo. Persino la sua folta barba sembra accreditare il giudizio renziano di  un’onestà inversamente proporzionale alla capacità e che noi topi di fogna, poco adusi ai paroloni eleganti, siamo costretti a sintetizzare nella battuta fatta (ingiustamente) circolare da Benito Mussolini su Nicolino Bombacci ai tempi della comune militanza socialista: «Quanti peli per un coglione solo».