Marine Le Pen crea il suo eurogruppo e l’emiro del Qatar la denuncia

È nata a Bruxelles «Europe des Nations et des libertés”, il nuovo gruppo del Parlamento europeo che raccoglie Marine Le Pen e i suoi alleati “storici”: il PVV olandese di Geert Wilders, i fiamminghi del Vlaams Belang, gli austriaci del FPO, La Lega Nord di Salvini e qualche deputatino sparso. Fuori rimangono gli ultrà ungheresi di Jobbik, Alba Dorata greca, l’Npd tedesco e — crudele quanto prevedibile vendetta familiare — Jean Marie Le Pen e Bruno Gollnisch.

Un successo pieno (e fruttuoso) con cui Marine Le Pen liquida il babbo — la bimba ha malamente pensionato il vecchio: le Chef non solo è si è ritrovato detronizzato ma ora è anche indagato per frode fiscale o qualcosa del genere… insomma soldi “neri” in Svizzera — e si assicura un posto vista mare a Strasburgo: ricco rimborso (tra i 20 e i 30 milioni di euro spalmati su quattro anni), presidenze di commissione, visibilità mediale e tanti simpatici benefits. Il ghetto è (quasi) alle spalle. Complimenti alla signora…

Marine Le Pen e l’emiro del Qatar

I soldini europei saranno sicuramente utili per la pesante diatriba giudiziaria in corso tra Florian Philippot, vice di Marine, e l’emiro del Qatar. Non è uno scherzo. In una trasmissione televisiva, dopo l’attacco a Charlie Hebdo, il numero due del Fn ha sostenuto che «l’emirato finanzia l’islamismo che uccide». Nulla di nuovo. È noto da tempo che la piccola ma potente monarchia di Doha appoggia i fondamentalisti in Siria, Iraq, Libia. È ben risaputo come i qatarioti ispirino le tendenze armate più radicali — in visione anti iraniana e anti scita — del mondo sunnita. Un po’ meno noti (chissà perché?) sono gli intrecci finanziari in Francia e in tutto l’Occidente. Insomma, da una parte Doha appoggia gli ultrà del califfato, dall’altra compra beni di lusso (anche in Italia, vedi il Gallia a Milano, gli alberghi in Sardegna, la Meridiana e tante altre eccellenze nazionali …) in Europa. Un progetto ambizioso, ambiguo quanto pericoloso che Philippot ha denunciato, prendendosi una denuncia per diffamazione — con pretese economiche mirabolanti… — dal poco democratico e molto oscurantista Qatar…

Stride e infastidisce in questa stramba vicenda la posizione dei tartufi d’oltralpe. Benché sia la prima volta che un paese straniero sporga una denuncia contro un parlamentare europeo, nessuno a Parigi, a parte il coraggioso Alain Finkielkraut, ha preso le difese di Philippot. L’emiro ha troppi potenti amici sotto la Tour Eiffel — tutti ben pagati, da Sarkozy ad Hollande, da de Villepin a Jack Lang etc. etc. — per temere qualcosa. Non a caso l’ambasciata qatariota ha incaricato della causa due grandi avvocati, rispettivamente i legali di riferimento dei socialisti e dei neo gollisti. Una bella porcheria bi-partisan.

Rimane solo la voce di Finkielkraut che si scaglia con coraggio «contro uno Stato che sostiene uno dei rami più attivi dell’Islam radicale: I Fratelli musulmani. Questa interferenza, invece che uno scandalo, ha quasi un alone d’antifascismo. Questo è il grande inganno del presente. Non si mobilitano contro il Qatar, perché attacca il Front National, considerato come il nemico principale, se non come l’unico nemico. Il Qatar può quindi farla franca con qualsiasi cosa. Con il suo denaro ha comprato tutti». Nulla da aggiungere.

 

Da http://www.destra.it/marine-crea-il-suo-eurogruppo-e-lemiro-del-qatar-la-denuncia/