Mafia regionale? Zingaretti si difende ma le opposizioni insistono: vattene

Il presidente del Lazio Nicola Zingaretti non si dimetterà e si difende in un lungo intervento in aula. Ma dalle opposizioni lo invitano ad andarsene. Zingaretti ha ripercorso le singole posizioni dei soggetti della Regione Lazio rimasti coinvolti nell’indagine di Mafia Capitale. Nei confronti del suo ex capo di gabinetto, Maurizio Venafro, il governatore ha detto che «è confermata l’apertura di un’indagine per tentativo di turbativa d’asta. Tale circostanza lo portò a rassegnare le dimissioni per poter meglio e con serenità affrontare il percorso processuale». Zingaretti ha anche ricordato la documentazione che riguarda incontri tra Buzzi, allora semplicemente dirigente della Cooperativa 29 Giugno, e Marco Vincenzi, nel quale si parla di emendamenti per un totale di 1,8 milioni euro che sarebbero stati presentati da Luca Gramazio e da Marco Vincenzi. «Non solo Vincenzi ha negato l’esistenza di questi emendamenti – ha detto – ma confermo che alla Regione non risulta nessun emendamento né provvedimento di spesa nei confronti dei Municipi di Roma. Vincenzi, anche se non indagato, per contribuire a lavorare in un clima di piena serenità – ha concluso Zingaretti – ha preferito rassegnare le dimissioni dal suo ruolo di capogruppo».

Zingaretti dice “basta col giustizialismo”

Zingaretti poi scopre che in Italia esiste il giustizialismo, dimenticando l’atteggiamento delle sinistre italiane negli ultimi anni verso i loro avversari politici ingiustamente accusati: la «tensione per la trasparenza che deve trovare spazio nella coerenza delle scelte e degli atti amministrativi, è l’unico strumento che abbiamo per batterci a viso aperto per la legalità. Ed è anche l’unico modo – ha aggiunto – per essere fieri sostenitori dell’azione giudiziaria ma anche censori di un eccesso di giustizialismo che in questi momenti appare sempre e che non fa più distinzioni nelle responsabilità degli individui: un arresto suffragato da prove e una frase pubblicata su atti non ritenuti rilevanti dalla Procura vengono messi sullo stesso piano. Questo non è giusto».

Storace non è convinto da Zingaretti: smettila e dimettiti

Ma le opposizioni non sono convinte: «La difesa del Pd su Marino e Zingaretti non reggerà», ha affermato Francesco Storace, vicepresidente del Consiglio regionale del Lazio e segretario nazionale della Destra prima dell’intervento di Zingaretti. «Il capitombolo in Campidoglio e alla Pisana si avvicina. Patanè, Venafro, Longo, Agostinelli, Magrini, le dimissioni di Vincenzi da capogruppo: difficile capire che altro debba succedere prima di calare il sipario sulla Regione che doveva cambiare tutto». Stessa canzone da Forza Italia: il capogruppo FI in Regione Lazio Antonello Aurigemma, nel corso della seduta ha detto di ritenere che «se per motivi di opportunità l’ex governatrice Polverini ha effettuato un passo indietro per lo scandalo rimborsopoli, pur non essendo indagata – ha spiegato – se per altrettanti motivi di opportunità nei mesi scorsi il segretario del Pd nonché presidente del Consiglio Renzi ha spinto Maurizio Lupi alle dimissioni da Ministro dei Trasporti, anche lui tra l’altro non indagato, credo che allo stesso modo il premier dovrebbe chiedere a gran voce le dimissioni dell’attuale presidente Zingaretti e del sindaco di Roma Marino». Renato Brunetta, capogruppo azzurro alla Camera, ha invocato le dimissioni di Marino e Zingaretti:  «Noi chiediamo a Marino di andarsene, e chiediamo a Zingaretti di andarsene. Non è possibile sottoporre la Capitale d’Italia, Roma Capitale, a questo pubblico ludibrio quotidiano. Non è accettabile, non è possibile. Renzi ne prenda atto. Basta con questa realpolitik che blinda Marino, blinda Zingaretti. Verranno travolti dai fatti, purtroppo, e con essi verrà travolta però anche l’immagine di Roma. Questa è la grande responsabilità che ha ancora una volta il presidente del Consiglio (si fa per dire), Matteo Renzi».