Mafia Capitale, Meloni: Marino dimettiti. Non umiliare Roma

«Il sindaco Marino abbia la decenza di evitare alla Capitale d’Italia la vergogna di essere commissariata per mafia. Si dimetta e si torni alle urne il prima possibile». Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia è chiara e netta sull’argomento Mafia Capitale dopo che il secondo round di arresti ha confermato, fra le altre cose, la centralità di Buzzi e Odevaine. Un argomento che la Meloni ben conosce e sul quale ha proposto iniziative parlamentari. Per questo, aggiunge, «il Parlamento discuta e voti subito la proposta di legge di Fratelli d’Italia per istituire una commissione d’inchiesta sui rapporti tra coop e politica e fare definitivamente chiarezza. Siamo stati i primi a denunciare lo scandalo del business legato all’accoglienza degli immigrati: un sistema ignobile di potere, nel quale degli schifosi corrotti senza scrupoli si arricchiscono sulle spalle dei disperati con i soldi degli italiani».

Mafia Capitale, Marino deve dimettersi

C’è una prima mossa che il buon senso richiederebbe, le dimissioni immediate di Marino. Ma il sindaco di Roma finge di non accorgersi della gravità di una situazione politica che non lascia nessuno immune, soprattutto lui che siede da du anni sul gradino più alto del Campidoglio. «Dimissioni? Continuiamo in questo modo. Stiamo cambiando tutto», sostiene Marino che continua a non centrare il punto: «Il Pd è il popolo delle persone perbene, il popolo che mi ha eletto e mi sostiene. È il popolo che in questa città sta comprendendo quale conflitto epocale stiamo conducendo». Nemmeno una parola sugli esponenti di punta del Pd in Campidoglio coinvolti dall’indagine. Non una parola di indignazione.

La doppia morale del Pd

Marino può permettersi di non lasciare l’incarico grazie allo scudo del Pd, commenta ironica Iole Santelli, membro della commissione giustizia alla Camera. «Purtroppo per il Pd il sistema era in mano alle loro Cooperative, inventato ed oleato dai loro uomini e quindi i toni devono essere abbassati, l’indignazione repressa, occorre fare scudo intorno al partito. Giorno dopo giorno il Pd sta rimanendo vittima della sua doppiezza morale e della sua ipocrisia. Certo, per loro le Procure aspettano che si facciano le elezioni prima di compiere le operazioni giudiziarie, diversamente che per gli avversari del centrodestra, ma l’ipocrisia di questi anni e l’auto affermata superiorità morale si sta rivoltando nei loro confronti come un boomerang. Se Marino non fosse del Pd le richieste di dimissioni, soprattutto dinanzi a dichiarazioni che costituiscono insulto all’intelligenza altrui, verrebbero elevate in coro»