«In Mafia Capitale coinvolti i servizi segreti». Il Copasir apre un’indagine

18 Giu 2015 15:09 - di Redazione

Anche il Copasir si occuperà dell’inchiesta Mafia Capitale per i profili che lo riguardano, cioè il coinvolgimento dei servizi segreti. Lo ha deciso oggi all’unanimità lo stesso Comitato dopo l’audizione del sottosegretario con delega ai Servizi, Marco Minniti. Nei giorni scorsi era stato il presidente del Pd, Matteo Orfini, a chiedere che il Copasir si occupasse della vicenda, ritenendo che un personaggio come Massimo Carminati, considerato ai vertici dell’organizzazione criminale, non potesse non essere tenuto sotto controllo dai Servizi segreti. Oggi, dunque, i componenti del Comitato hanno chiesto informazioni a Minniti e, in seguito alle risposte ricevute, hanno deciso all’unanimità di avviare un ciclo di audizioni per verificare che gli uomini dell’Intelligence abbiano operato rispettando le norme.

Avviate le audizioni del Copasir sugli 007 “infedeli”

Fin dalla prima ondata di arresti dell’inchiesta Mafia Capitale, nello scorso dicembre, erano emerse ipotesi di rapporti tra alcuni personaggi coinvolti e i servizi segreti. In particolare, l’ordinanza del gip segnalava che Massimo Carminati «si rapporta contemporaneamente, quasi sempre in una posizione sovraordinata, con i massimi esponenti della pubblica amministrazione capitolina, con esponenti dei servizi segreti, con appartenenti alle forze dell’ordine, con i capi storici delle organizzazioni criminali tradizionali insediatisi nella Capitale, con criminali di strada». Anche agenti dei servizi, dunque, secondo i documenti dell’inchiesta, sarebbero in contatto con l’ex Nar. All’epoca – a precisa domanda dei membri del Copasir – il direttore dell’Aisi, Arturo Esposito, ha negato decisamente la circostanza. In una conversazione intercettata, inoltre, due personaggi coinvolti parlano di agenti dei servizi all’estero che porterebbero in Italia contante da far cambiare alla “banda”. Il procuratore di Roma, Giuseppe Pignatone, all’epoca sottolineò che «non abbiamo prove di contatti di Carminati con i servizi. C’è una lunga conversazione tra lui ed un altro personaggio in cui Carminati dice di essere andato in Libano, tra i ’70 e gli ’80, mandato da qualcuno dei servizi, a fare attività varie. Abbiamo questa traccia ma è insignificante. C’è poi – ha aggiunto – la convinzione diffusa degli interlocutori di Carminati che lui mantenga questi contatti». Pochi giorni fa c’è stata quindi la seconda tranche dell’inchiesta. Le carte, numerose, sono arrivate mercoledì sera al Copasir, che ha deciso di avviare una serie di audizioni per chiarire i termini del coinvolgimento degli uomini dell’intelligence.

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