Mafia Capitale, Buzzi chiede il patteggiamento. La Procura dice no

Condanna a tre anni e sei mesi di reclusione e 900 euro di multa. È quanto chiede di patteggiare Salvatore Buzzi, ras delle cooperative e uno dei principali indagati nell’inchiesta sulla cosiddetta Mafia Capitale. La richiesta di patteggiamento da parte di Buzzi, accusato di associazione per delinquere di stampo mafioso, corruzione ed altro, è stata fatta con un’istanza depositata al gip Flavia Costantini a fronte della richiesta di giudizio immediato formulata recentemente dalla Procura per 34 indagati raggiunti da ordinanza di custodia cautelare in occasione della prima “retata” dello scorso dicembre. Il processo è fissato per il prossimo novembre. Sulla richiesta avanzata dalla difesa di Buzzi pero’ c’è il parere negativo della Procura.

La spazzatura del Campidoglio? La butta Buzzi

Tra i fatti più imbarazzanti per la giunta Marino è che la raccolta differenziata del centro della Capitale, quindi anche del Campidoglio, è gestita proprio dalla coop 29 giugno di Salvatore Buzzi. Come si è arrivati a questo? È presto detto. Nella precedente gara per l’affidamento del servizio di raccolta differenziata porta a porta per le utenze commerciali di Roma Capitale si erano presentati soltanto in due – appunto la Coop 29 giugno ed Edera, anch’essa coinvolta in Mafia Capitale.  L’accusa è che le due coop si sono  accordate tra loro per spartirsi il mercato della “monnezza”. Stavolta si sono invece presentati in 20, di cui sei hanno fatto ricorso al Tar per sospendere la gara. L’Ama ha così deciso di non aprire le buste fino al 18 giugno quando il Tar si pronuncerà. Sei aziende hanno sede legale a Roma, altre sedici provengono da tutta Italia. Una domanda di partecipazione è invece pervenuta oltre i termini di scadenza. «Il Tar – spiega il presidente di Ama Daniele Fortini– si esprimerà in seduta collegiale in merito al ricorso il prossimo 18 giugno, fino a quel momento non verranno aperte le buste contenenti le offerte economiche pervenute in azienda». «Mi sembra utile ricordare che alla gara precedente con il medesimo oggetto, che è stata coinvolta nell’inchiesta “Mafia Capitale” con relativo appalto già commissariato, avevano partecipato – ha aggiunto Fortini – solo due soggetti che sono accusati di essersi accordati tra loro in danno di Ama». E nel frattempo il sindaco Marino e la sua giunta che non si erano accorti di nulla. Un’insipienza quasi peggiore della malafede.